Le responsabilità legate alla morte di Abderrahim Fakir devono essere accertate con rigore, senza anticipare conclusioni né ridurre un evento complesso alla presenza o all’assenza di una singola figura professionale. È la posizione espressa da nove società scientifiche dell’emergenza-urgenza e dell’area critica in un position paper congiunto pubblicato a luglio 2026.
Il documento è firmato da Accademia italiana emergenza sanitaria, AIES, Associazione nazionale infermieri di area critica, ANIARTI, Coordinamento specializzandi in medicina d’emergenza-urgenza, COSMEU, Gruppo formazione triage, GFT, HEMS Association, Italian Resuscitation Council, IRC, Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva, SIAARTI, Società italiana emergenza sanitaria, SIEMS, e Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza, SIMEU.
Le società esprimono vicinanza alla famiglia della vittima e a tutte le persone coinvolte, compresi gli operatori del sistema territoriale, i soccorritori, i volontari, il personale sanitario e le forze dell’ordine. Chiedono che il confronto pubblico prosegua con prudenza mentre sono in corso gli accertamenti della magistratura e le verifiche tecnico-sanitarie.
Nel position paper viene contestata l’affermazione secondo cui la presenza di un medico fin dall’inizio dell’intervento avrebbe probabilmente evitato il decesso. «Allo stato attuale tale affermazione non può essere considerata una conclusione scientificamente fondata», sostengono i firmatari.
La valutazione dell’eventuale evitabilità dell’evento richiede, secondo il documento, l’esame completo della documentazione clinica, delle registrazioni della Centrale operativa, degli esiti autoptici e dell’intera sequenza temporale. Anticipare una conclusione, aggiungono le società, significherebbe sostituire le opinioni alle evidenze.
La gestione di una persona con grave agitazione psicomotoria viene descritta come uno degli scenari più complessi per il sistema dell’emergenza-urgenza. Può coinvolgere la Centrale operativa, gli equipaggi territoriali, il pronto soccorso, gli specialisti, le forze dell’ordine e i volontari del soccorso.
Secondo le società scientifiche, modelli organizzativi medicalizzati, infermieristici o misti possono garantire elevati livelli di efficacia quando sono sostenuti da Centrali operative efficienti, protocolli condivisi, formazione continua, integrazione multiprofessionale, monitoraggio degli esiti e processi strutturati di miglioramento.
«La qualità di un sistema non dipende dalla prevalenza di una professione sulle altre», afferma il documento, ma dalla capacità di integrare competenze differenti e attivare nel momento opportuno la risorsa più appropriata.
Le società chiedono infine che l’analisi del caso sia orientata all’individuazione di eventuali responsabilità e delle misure organizzative e formative necessarie a rafforzare la sicurezza delle cure. «Una tragedia non può e non deve diventare l’occasione per sostenere interessi di categoria o modelli organizzativi precostituiti», concludono i firmatari.