Attualità
20/05/2021

Covid, Tedeschi (Sin): con la pandemia è emersa l'insufficienza del territorio a gestire patologie neurologiche

Tra le prime dieci malattie al mondo causa di disabilità tre sono neurologiche: demenza, emicrania e ischemia cerebrale (Stroke). Ma la pandemia è riuscita a mettere in secondo piano anche queste patologie. Ad osservare le criticità e i punti di crescita che la pandemia da Covid-19 ha determinato per le malattie neurologiche, è Gioacchino Tedeschi, presidente Sin - Società italiana di neurologia, direttore I Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia, Azienda ospedaliera universitaria, Università della Campania "Luigi Vanvitelli". A Doctor33 l'esperto ha raccontato come i pazienti con patologie più acute hanno riscontrato difficoltà a ricevere assistenza.

Così come, anche per le patologie croniche «poiché tante neurologie sono state sacrificate e accorpate, tanti pazienti non hanno avuto la possibilità di essere seguiti». Tutto ciò ha evidenziato «l'insufficienza, per quantità e per qualità, del territorio a gestire le patologie neurologiche croniche anche quelle non complesse. Per quelle acute, il sistema dovrebbe essere un po' più organizzato, ben al di là dell'emergenza che ci ha fatto vivere questa pandemia». Tutte le nuove cure sviluppate e in corso di sperimentazione hanno condotto ad uno scenario «altamente innovativo». Il problema però è che c'è «uno tsunami di persone che potrebbero aspirare a questi nuovi trattamenti ma, al momento, le energie dei neurologi, delle cliniche neurologiche e dei centri specializzati non sono sufficienti e non è facile selezionare le persone che abbiano più diritto di altre ad accedere a determinate terapie», spiega il neurologo. La sclerosi multipla è un esempio, «è vero che ci sono tanti farmaci per la cura, ma in Italia ci sono oltre 120mila pazienti affetti da tale patologia, così come se parliamo di emicrania, ben il 2% della popolazione soffre di emicrania cronica». Parliamo, quindi, di «malattie per le quali finalmente c'è una possibilità terapeutica, ma che hanno un grande impatto sulla salute e sulla disabilità con un enorme impatto sociale e sono - precisa - molto numerose e complesse da gestire». Tedeschi si dice soddisfatto per l'evoluzione che c'è stata, ma suggerisce la necessità di «una vera e propria riorganizzazione del sistema».
Da cosa bisognerebbe iniziare? Prolungando la formazione dei neurologi da 4 a 5 anni, «come in tutta Europa, considerando la complessità delle patologie che trattiamo». Secondo punto, «c'è bisogno di più specialisti in neurologia». Il terzo aspetto che Tedeschi elenca è quello della «riorganizzazione della filiera della sanità». E spiega: «Questa pandemia ha dimostrato che gli ospedali, in qualche modo, reggono il carico di lavoro e reggono la difficoltà di trattare tanti pazienti. Il territorio non altrettanto», puntualizza. Il presidente della Sin osserva, infatti, che nel PNRR «si parla molto di territorio. Io sono perfettamente d'accordo che il territorio vada sostenuto, rafforzato e formato anche più adeguatamente ma bisogna costruire una filiera e un percorso per le malattie, perché altrimenti avremo sempre gli ospedali affollati di malati che potrebbero essere curati altrove. C'è bisogno di stabilire una gerarchia nella filiera - sottolinea - riservando le cose più semplici ai professionisti e alle istituzioni che possono occuparsene e riservare, invece, le cose più complesse alle istituzioni che hanno la capacità, il tempo e la dedizione per occuparsi delle cose più complesse. Bisogna costruire un percorso che permetta al paziente altamente complesso di andare nei posti adeguati. E, una volta risolto il problema dell'alta complessità, il paziente deve poter tornare sul territorio che deve essere in grado di gestire quella patologia non più tanto complessa», chiosa.
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