
Dopo lo stop dell'Italia all'export di 250mila
vaccini AstraZeneca in partenza per l'Australia, la presidente della Commissione europea
Ursula Von der Leyen ribadisce «il sostegno alle decisioni» di
Mario Draghi, quella di non autorizzare l'export «è stata una decisione consensuale». Il blocco all'esportazioni per le dosi di AstraZeneca «non è una tantum, dipenderà dall'azienda. Deve rispettare i patti. Se onoreranno il contratto e ricreeranno la fiducia», poi «le porte si apriranno» dichiara Von der Leyen in un'intervista ad un gruppo ristretto di media. «Ci aspettiamo - ha spiegato - che AstraZeneca accresca i suoi sforzi per distribuire più dosi in Europa e si metta in pari». Questo sarà il benchmark per stabilire «se ci sarà esportazione anche da altri Paesi», per il momento, AstraZeneca sta distribuendo «al di sotto del 10% di quanto pattuito per il primo trimestre nell'Unione. Perciò - ha rimarcato - pieno sostegno e allineamento con l'Italia».
A potenziare la campagna vaccinale, arriva la notizia dell'accordo tra il fondo governativo russo e la società Adienne Pharma&Biotech, il primo in Europa, per «la produzione in Italia del vaccino Sputnik V». Ad annunciarlo è la Camera di Commercio Italo-Russa in una nota pubblicata sul suo sito internet. «La partnership permetterà di avviare la produzione già dal mese di luglio 2021», si legge nella nota. Secondo il piano, ha ricordato Von der Leyen, «AstraZeneca avrebbe dovuto iniziare a preparare le scorte per distribuire le fiale una volta avuto il via libera» dall'Agenzia europea del farmaco. «Così ha funzionato con Pfizer-Biontech», che in Europa rispetta i patti e produce il 95% di quanto viene esportato verso oltre 30 Paesi. «Così ha funzionato con Moderna, ma non con AstraZeneca. Vogliamo sapere cos'è successo», ha ribadito l'ex ministra tedesca, ricordando poi come «tutto d'un tratto AstraZeneca sia stata capace di trovare i sieri necessari per inviarli all'Australia. Noi non siamo la logistica di AstraZeneca - ha avvertito -. Hanno una produzione mondiale e molti stabilimenti oltre a quelli europei. Devono spiegare dove sono andate le nostre dosi».
Ma segnali positivi arrivano anche sui sequenziamenti per l'individuazione delle mutazioni, con un numero crescente di Paesi - sono 11 - che hanno aderito ai contratti con l'Ecdc, e la rete di sperimentazione clinica - Vaccelarate - in crescita, con ormai più di 200 partecipanti tra ospedali, studi di cura ed altro. Mentre per l'aumento della capacità di produzione in Europa sono stati identificati 45 siti. Su questo Von der Leyen ha rassicurato: «Da aprile in Ue avremo 100 milioni di dosi al mese, 300 milioni in tutto entro fine giugno». Sul vaccino russo, però, la presidente dell'esecutivo si mostra cauta: «I siti di produzione dovranno essere ispezionati. Ogni vaccino sul mercato europeo è passato attraverso questa procedura. Non è solo il vaccino, ma sono anche le condizioni di produzione ad essere cruciali per la sua qualità e la sua sicurezza».
Con le massicce nuove consegne previste dal primo aprile - 50 milioni di dosi come annunciato dal ministro della Salute
Roberto Speranza - e grazie alla possibilità di utilizzare AstraZeneca anche sugli anziani, la campagna vaccinale potrà dunque avere, come auspicato, una decisa accelerazione. Altro fronte sul quale il governo punta, oltre al rispetto dei contratti già in essere per l'approvvigionamento di dosi, è quello della produzione interna. Per questo il ministro
Giancarlo Giorgetti ha firmato un decreto «per liberare immediatamente 200 milioni» per interventi di ricerca e riconversione industriale per la produzione dei vaccini, fondi che si affiancano alle ulteriori risorse previste nel decreto sostegni per la creazione del «Polo per la vaccinologia e farmaci biologici». Giorgetti ha anche nominato
Giovanni Tria, già ministro dell'economia, consulente economico sul dossier vaccini per la parte che riguarda la produzione industriale nazionale e i rapporti con l'Ue. Continua a crescere intanto la preoccupazione legata alle varianti del virus SarsCov2: un nuovo studio pubblicato su Nature indica infatti come il virus stia mutando in una direzione che può portarlo a sfuggire terapie e vaccini il cui principale bersaglio è la proteina Spike, ossia la principale arma che SarsCov2 utilizza per entrare nelle cellule.
Anna Capasso