
Dal 1 aprile dovrebbero arrivare oltre 50 milioni di dosi di vaccini in Italia. Un flusso destinato ad aumentare, al punto che il ministro della Salute
Roberto Speranza si spinge a dichiarare: «Alla fine del secondo trimestre dell'anno ci troveremo in una situazione in cui la maggioranza della popolazione sarà vaccinata ed entro l'estate conto che tutti gli italiani che lo vorranno potranno esserlo». Nel solo mese di marzo, l'Italia riceverà infatti dalle aziende farmaceutiche più vaccini di quelli ricevuti dal 27 dicembre al 28 di febbraio. Insomma, «siamo in una fase di accelerazione e le vaccinazioni - ha detto Speranza - aumenteranno sempre di più».
A fare la differenza sarà anche la prevista disponibilità di nuovi vaccini, oltre a quelli già in uso di Pfizer, Moderna e AstraZeneca. L'11 marzo dovrebbe infatti arrivare il via libera dall'Agenzia europea dei medicinali Ema al vaccino di Johnson & Johnson, ma sotto la lente Ema ci sono anche i vaccini della tedesca Curevac e dell'americana Novavax. Tra Palazzo Chigi e il ministero della Salute la preoccupazione è sempre più alta per i 20.765 nuovi contagi, i 207 morti, il tasso di positività che sale al 7,6% e le terapie intensive che si vanno riempiendo. È per questo che si discute dell'opportunità di rafforzare ancora le misure di contenimento su scala nazionale e arrivare ad un rosso globale per tre settimane, con l'obiettivo di velocizzare le procedure di vaccinazione. Ipotesi che verrà discussa nel corso della cabina di regia prevista per oggi.
Ad allargare la disponibilità di dosi, dopo il via libera del ministero della Salute, contribuirà l'estensione dell'indicazione d'uso in Italia per il vaccino AstraZeneca, che da oggi potrà essere somministrato ai soggetti over-65 e non più limitatamente alla fascia d'età 18-65 anni. Quanto allo Sputnik, Speranza sottolinea di non avere preclusioni, purché le verifiche delle agenzie preposte abbiano buon fine e quando ciò avverrà, ha assicurato, «siamo pronti a collaborare con le autorità russe per rafforzare la produzione». Intanto, cresce la preoccupazione per le varianti del virus SarsCov2, indicate da Speranza come una «nuova sfida rispetto alla quale siamo costretti a tenere misure ancora molto rigorose». Ad allarmare è in particolare l'aumento dei ricoveri nei soggetti più giovani tra 40 e 60 anni, avverte
Massimo Andreoni, primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, secondo il quale ciò farebbe temere una maggiore virulenza della variante inglese, la più diffusa. E c'è anche un nuovo elemento da considerare, afferma
Corrado Spinella, direttore del Dipartimento di scienze fisiche del Cnr: la diffusione delle varianti impatta sull'indice di trasmissibilità Rt, uno dei parametri chiave per il monitoraggio dell'epidemia ed il cui calcolo va, dunque, urgentemente modificato. «Davanti a noi ci sono settimane dure, ma abbiamo nuovi strumenti», dice il ministro Speranza, in occasione della presentazione del treno sanitario e dell'hub alla stazione Termini. «Avremo molte più dosi di vaccino in arrivo e la possibilità di costruire spazi - ha aggiunto -. Ci saranno sempre più luoghi in Italia dove vaccinarsi. La sfida è sempre più difficile. Però ora abbiamo gli strumenti. Credo che questa è la chiave che abbiamo».
Nel frattempo, anche il resto del mondo procede una corsa incessante per immunizzare più persone. Il primato lo detiene sempre Israele con quasi 5 milioni di persone che hanno ricevuto la prima dose, 3 milioni e 800mila anche il richiamo: quasi tutta la popolazione protetta dal Covid. Ed il tasso di positività è crollato al 4,3% rispetto al 10% riscontrato a gennaio. Vanno meglio le cose anche in Gran Bretagna, sempre grazie ai vaccini. Londra ha iniziato prima degli ex partner Ue ed è andata spedita con il farmaco AstraZeneca made in Oxford, raggiungendo il 34% della popolazione. Così, dopo un terzo lockdown, contagi e vittime alle stelle sotto i colpi della variante scoperta in casa propria, l'isola ha visto ridurre sensibilmente la curva e adesso può festeggiare la riapertura delle scuole. «Solo il primo passo» verso il graduale allentamento del confinamento nazionale, ha puntualizzato
Boris Johnson invitando alla cautela. Ma il governo britannico questa guerra vuole vincerla in fretta, ed ha confermato il via libera alla vaccinazione di tutte le persone fra 56 e 59 anni. Dopo aver raggiunto con la prima dose tutti gli over 80 e over 70 e a oltre l'80% degli ultrasessantenni. Nell'Unione europea, invece, si procede a rilento. Con la gestione centralizzata della Commissione sull'approvvigionamento dei vaccini, tutti i Paesi Ue pagano in egual maniera i ritardi nelle consegne delle dosi da parte delle aziende farmaceutiche. Il governo tedesco ha promesso un'accelerazione nelle prossime settimane, coinvolgendo anche i medici di base. Ma nel Paese, a dispetto di tre mesi di lockdown, il rallentamento della curva si è arrestato e ci sono ancora troppi morti, hanno avvertito le autorità scientifiche. Ed il consenso per
Angela Merkel non è mai stato così basso in un anno. In Francia
Emmanuel Macron ha gli stessi problemi, dovendosi giocare la conferma fra un anno: pochi vaccinati. Per dare un'idea, nelle case di cura solo il 40% del personale, ed il 30% degli infermieri degli ospedali. E la circolazione del virus continua ad aumentare.
Anna Capasso