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11/02/2021

Terapie digitali, Gussoni (Fadoi): un'opportunità da sfruttare. Servono regole certe

Le terapie digitali (Dtx) rappresentano un'opportunità che il nostro Paese dovrebbe sfruttare, seguendo però regole certe e sulla base di una sperimentazione clinica rigorosa. Lo sostiene Gualberto Gussoni, direttore scientifico Fadoi e curatore della pubblicazione "Terapie digitali, una opportunità per l'Italia". In una intervista a Doctor33, Gussoni illustra il lavoro svolto in due anni con un gruppo di colleghi, a partire dalla definizione di queste tecnologie. «Va fatta chiarezza, visto che, ad oggi non esiste una terapia digitale in uso nel nostro Paese. Queste tecnologie sono dispositivi che offrono interventi terapeutici per la salute e che sono guidati da software di alta qualità, che è quindi il 'principio attivo' di questi prodotti - spiega Gussoni -; che devono essere basati su evidenza scientifica e derivare da sperimentazione clinica rigorosa. Questo è molto importante per distinguere le terapie digitali dalle migliaia di applicazioni per il benessere scaricabili dagli store su internet, che quasi masi sono state studiate e validate con un metodo rigoroso».

Gussoni entra nel merito delle Digital therapeutics «al momento c'è una serie di terapie digitali disponibili negli Usa e in vari Paesi europei: sono rivolte a depressioni, abuso di sostanze, disturbi di ansia; deficit di attenzione e di iperattività nel bambino». Poi specifica: «In generale, queste terapie per loro natura si rivolgono a patologie croniche. Agendo a livello della interazione tra il dispositivo e il paziente, cercano di correggere i comportamenti disfunzionali. In prospettiva ci sono molti altri prodotti che si rivolgono ad esempio a broncopatia cronica, al diabete, al trattamento di alcune conseguenze dell'ictus: c'è un ambito di applicazione di queste tecnologie molto ampio; ricordo però che non rivolto però a patologie acute ma a patologie croniche e che comprendono comportamenti disfunzionali che possono essere corretti». L'Italia potrebbe prendere come esempio le realtà di altri Paesi; Gussoni cita la Germania. «I profili dei sistemi assistenziali, economici e sociali dei vari Paesi sono eterogenei. Quella della Germania è la soluzione più vicina al nostro potenziale scenario anche perché affrontato in modo sistematico e con grande determinazione dal sistema paese. La Germania ha attivato una fase pilota a inizio dello scorso anno, i primi risultati sono molto promettenti, potremmo prenderne spunto. Il modello americano invece è molto diverso, perché le realtà private incidono in maniera rilevante. Ci sono comunque esempi virtuosi che potrebbero convivere in un sistema multicanale e che consentirebbero anche al cittadino italiano di accedere a queste terapie».
L'uso delle nuove terapie digitali comporta inoltre un ruolo attivo del paziente e richiede una grande opportunità di responsabilizzazione. «In questo caso si chiede al soggetto di aderire al percorso terapeutico diventandone parte attiva. Deve fornire informazioni ed essere pronto a modulare il proprio approccio. Tutto questo richiede un grande sforzo culturale, anche e soprattutto da parte dell'operatore sanitario, per capire qual è il paziente giusto per aderire a queste terapie. C'è bisogno di consapevolezza e cultura sanitaria da parte del professionista sanitario», prosegue il Direttore scientifico Fadoi. «Queste tecnologie non si mettono in contrapposizione al farmaco - aggiunge Gussoni - tanto che ci sono delle grandi aziende del farmaco che sviluppano nuove tecnologie che vanno a integrare il farmaco, a sostituirlo o a sinergizzare. La prospettiva sarà sviluppare contemporaneamente il trattamento farmacologico e quello digitale: forse si può creare uno spazio nuovo che alcune terapie possono colmare, a beneficio dei nostri pazienti. Le prospettive sono molto incoraggianti ma ricordo che queste terapie per definirsi tali devono essere validate in maniera rigorosa. Vorremmo che queste tecnologie in futuro venissero prescritte dal medico ed eventualmente rimborsate».

«C'è ancora molta strada da fare: nel nostro Paese Abbiamo iniziato a creare dei contatti a livello istituzionale, ma mancano dei percorsi che possano permettere la valutazione, l'accesso e rimborsabilità. Bisogna fare in fretta questa strada, se no l'Italia rimane indietro - conclude Gussoni -. Noi crediamo che queste tecnologie possano essere anche opportunità per il sistema economico, imprenditoriale e di ricerca del nostro Paese dal momento che ci sono piccole realtà che possono portare valore aggiunto».
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