Europa e Mondo
15/05/2022

Fascicolo sanitario elettronico, situazione in stallo. Ecco che cosa prevederebbero le nuove linee guida

Un miliardo e 380 milioni: tanto stanzia il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per il Fascicolo sanitario elettronico, che riporta la storia sanitaria di ogni cittadino italiano. La missione è promuovere il documento nelle regioni rimaste indietro e renderlo interoperabile, cioè "leggibile" sui terminali di Asl ed ospedali, tra regioni che lo hanno sviluppato in casa con proprie specifiche.

Già, perché se l'Emilia-Romagna, prima in Italia per uso del Fse, nel 2021 aveva 4,3 milioni di fascicoli attivi e quasi 83 milioni di accessi per consultazione da parte di 2,5 milioni di cittadini, ci sono altre regioni al palo. Nello schema di decreto sulle linee guida per lo sviluppo del Fse dei ministeri di Salute e Transizione digitale, appena promosso dalle Regioni in conferenza, si specifica che il fascicolo non è "ugualmente alimentato" in tutta Italia e, se lo è, è spesso incompleto. Secondo dati del Ministero della Transizione Digitale, su 18 regioni sondate, tutte offrono il servizio di ricetta dematerializzata, 15 inseriscono i referti di diagnostica strumentale oltre quelli di laboratorio, 12 il libretto vaccinale, l'aggiornamento del medico, la ricerca dati e 10 i servizi di prenotazione ed accettazione-pagamento di visite ed esami, 7 mettono le esenzioni del ticket, 6 le consultazioni dei tempi di attesa ed i budget per la celiachia, 4 la consultazione referti diagnostici e la prenotazione di visite in libera professione, 2 contemplano la consultazione di dati da dispositivi di monitoraggio. Dal lato dei cittadini, l'Osservatorio Nazionale Digitale del Politecnico di Milano rivela che solo 38 italiani su 100 conoscono il fascicolo e solo 12 li utilizzano; la percentuale sale al 73% per i malati cronici che lo usano nel 37% dei casi. Il dato sui medici di famiglia, al sito fascicolosanitario.gov.it, riporta una diffusione del 100% in Emilia Romagna e Lombardia, dell'80% in Puglia e Sicilia e via a scendere. Ma solo in Veneto il fascicolo è alimentato dal 55% dei medici di famiglia, seguito dall'Umbria con circa il 20%. Al PNRR si chiede di garantire un fascicolo omogeneo, con informazioni rilevanti ed uniformi tra una regione e l'altra, personalizzabile dal titolare, capace di creare una base di conoscenza sullo stato di salute della popolazione. Di qui al 2026 è obbligatorio che il Fse non riporti solo i referti ma anche parametri dei cittadini per consentire attività di prevenzione, dati per sorvegliare l'aderenza alle cure, e i patient summary prodotti da medici di famiglia e pediatri, oltre ai dati clinici per ricerca e governo clinico.

Le linee guida ribadiscono il set minimo di contenuti: identificativi dei titolari; referti di specialistica ambulatoriale, laboratorio, radiologia, anatomia patologica; verbali di pronto soccorso; lettere di dimissione da ricovero ospedaliero; consenso e diniego alla donazione di organi e tessuti. Ci sono anche il profilo sanitario sintetico del paziente (Patient Summary) ed il dossier farmaceutico per monitorare l'appropriatezza nella dispensazione di medicinali. Il Patient Summary redatto dal medico di famiglia deve contenere le patologie croniche o rilevanti, eventuali trapianti effettuati, reazioni avverse a farmaci, allergie, terapie farmacologiche in atto, e - facoltativi - anamnesi familiare, fattori di rischio, patologie in atto, vaccinazioni fatte. Quattro i motivi per la scarsa compilazione dei "Summary": "ad oggi la cartella clinica digitale (la scheda assistito, ndr) risulta poco alimentata e utilizzata in quanto molti mmg sono poco abituati a lavorare con la tecnologia; i medici hanno scarse competenze digitali (il che rende...) la transizione verso un metodo di lavoro basato sul digitale difficile e costosa; pur collegati con il sistema Tessera sanitaria, i gestionali di studio non sempre sono integrati con il Fse; non sono ancora ben diffusi software che consentano al mmg di compilare il Patient summary in modo efficiente estraendo automaticamente tutti i dati dalla scheda assistito". Le linee guida prevedono che i documenti clinici del nucleo minimo seguano standard HL7 CDA release 2 e sistemi di codifica nazionali e internazionali ICD9-CM, LOIC, AIC, ATC. Quanto ai modelli architetturali, il 60% delle Regioni ha adottato il modello Registry centrale e Repository distribuito; altre quattro regioni in sussidiarietà, Abruzzo Campania Calabria e Sicilia, adottano l'infrastruttura INI del ministero dell'Economia; e quattro hanno Registry e Repository entrambi centralizzati. Le Linee Guida saranno seguite da documenti di programmazione chefissano tempi di implementazione, livello di alimentazione ed utilizzo e risorse finanziare da allocare dal 2022 al 2026.
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