Professione medica
Hantavirus
20/05/2026

Hantavirus, i medici imparino a riconoscere i casi sospetti. Ecco il dossier

Pubblicato su European Journal of Internal Medicine un dossier della Simi sull’Andes virus. “Non può causare una pandemia, ma epidemie anche gravi sì”

medico aziendale- pensione

Il focolaio di Andes hantavirus registrato sulla nave da crociera MV Hondius dimostra come un’infezione zoonotica possa diffondersi rapidamente attraverso i viaggi internazionali prima ancora di essere identificata. È quanto sottolinea la Società Italiana di Medicina Interna (Simi), che ha pubblicato sull’“European Journal of Internal Medicine” un dossier dedicato all’Andes virus con l’obiettivo di aiutare i medici a riconoscere tempestivamente la malattia e gestire i casi sospetti.

“L’esperienza maturata con la pandemia di Covid-19 ci ha insegnato quanto sia cruciale la preparazione tempestiva. È fondamentale che i medici internisti e i medici di medicina generale conoscano a fondo questa patologia”, afferma Emanuele Durante Mangoni, docente e medico internista componente del direttivo Simi. “Per questo abbiamo raccolto in un dossier tutte le informazioni utili per offrire ai colleghi uno strumento di studio rigoroso sulle specificità dell’Andes virus e fornire linee guida chiare sulla gestione clinica dei potenziali casi”.

Secondo la Simi, il ceppo Andes, presente in particolare nei roditori del sud dell’Argentina e del Cile, è l’unico Orthohantavirus per cui siano state documentate possibili catene di trasmissione interumana in condizioni di contatto stretto e prolungato. “Non può causare una pandemia, ma epidemie anche gravi sì. I medici dovrebbero imparare a riconoscerlo”, sottolinea Durante Mangoni nel comunicato.

Il virus può essere trasmesso attraverso l’inalazione di particelle virali disperse nell’aria da saliva, urine o feci dei roditori infetti. In alcuni casi il contagio può avvenire anche tramite morso del roditore. La fase di incubazione può durare da sette-nove giorni fino a oltre sei settimane. Nella fase iniziale, spiegano gli esperti, la malattia può presentarsi con sintomi aspecifici simili a quelli influenzali, mentre nelle forme più severe può evolvere in una sindrome cardiopolmonare legata al danno endoteliale.

Nel dossier viene evidenziato che attualmente non esistono test rapidi per identificare il virus. In presenza di un quadro clinico sospetto associato a un rischio epidemiologico, come viaggi recenti su navi o aerei con casi confermati, la Simi raccomanda di attivare rapidamente i protocolli di controllo della diffusione e indirizzare il paziente verso reparti di malattie infettive dotati di isolamento in camera singola, preferibilmente a pressione negativa.

La conferma diagnostica, ricorda la società scientifica, è affidata all’Istituto Superiore di Sanità, centro di riferimento nazionale per la ricerca di anticorpi specifici o del genoma virale tramite analisi dei campioni ematici. Secondo la Simi, sono inoltre in fase di organizzazione laboratori territoriali dedicati.

“Poiché i casi infetti o sospetti vengono spesso gestiti nei reparti di medicina generale e interna, farsi trovare preparati non è solo un dovere professionale, ma una condizione necessaria per la sicurezza del paziente e della salute pubblica”, conclude Durante Mangoni.


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