Rivalutare periodicamente le terapie nei pazienti anziani in politerapia può consentire di ridurre il numero dei farmaci assunti, migliorando l'appropriatezza prescrittiva e la sicurezza delle cure. È quanto emerge dai risultati del progetto di medication review e deprescribing presentati durante il Simposio "Medication review e deprescribing come strategia di ottimizzazione delle polifarmacoterapie", organizzato dall'Università di Verona il 24 e 25 giugno.
Secondo i dati illustrati nel corso dell'incontro, circa il 30% degli over 65 assume quotidianamente almeno 10 farmaci, una condizione associata a un aumento del rischio di interazioni farmacologiche, reazioni avverse e ricoveri correlati ai medicinali.
Per rispondere a questa criticità, l'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona ha avviato nel 2024 un progetto finalizzato a identificare, attraverso una rivalutazione multidisciplinare delle terapie, i trattamenti non più necessari o potenzialmente inappropriati. L'obiettivo non è sospendere indiscriminatamente i farmaci, ma personalizzare la terapia in funzione delle caratteristiche cliniche del paziente.
I primi risultati riguardano 100 pazienti, con un'età media di 85 anni. La revisione delle prescrizioni ha portato alla sospensione di circa quattro farmaci per paziente. Le categorie più frequentemente rivalutate sono risultate gli antidepressivi, le benzodiazepine, le statine, i diuretici e gli inibitori di pompa protonica.
Secondo i ricercatori, la semplificazione della terapia può contribuire a ridurre il rischio di eventi avversi, migliorare l'aderenza terapeutica e favorire percorsi assistenziali più appropriati nei pazienti fragili. Al beneficio clinico si associa anche un potenziale impatto economico: nei primi 100 pazienti il progetto ha consentito un risparmio stimato di circa 60.000 euro l'anno per il Servizio sanitario nazionale, destinato ad aumentare considerando la possibile riduzione delle riospedalizzazioni correlate agli eventi avversi da farmaci.
Nel corso del simposio, Gianluca Trifirò, professore ordinario di Farmacologia dell'Università di Verona e coordinatore del progetto, ha sottolineato come l'esperienza rappresenti oggi un riferimento nazionale. "La nostra attività di medication review è punto di riferimento nazionale perché questo specifico servizio ospedaliero è unico in Italia. Dall'avvio, in Aoui è stato esteso in altri reparti e può essere allargato anche ad altre strutture sanitarie e al territorio. I risultati di questi due anni hanno confermato l'utilità, sia in termini di benefici per il paziente sia dal punto di vista della sostenibilità economica, con risparmi importanti per il Ssn".
Il progetto è destinato a evolversi anche grazie al finanziamento del Ministero della Salute, che sosterrà la validazione di strumenti di intelligenza artificiale per la revisione delle terapie farmacologiche. Tra questi figura PINA (Prescribing Inappropriateness Assessment), software sviluppato dallo spin-off accademico Inspire, che supporta farmacologi clinici nella valutazione dell'appropriatezza prescrittiva organizzando le informazioni cliniche e farmacologiche del paziente, lasciando comunque al professionista sanitario la decisione finale sulle eventuali modifiche terapeutiche. Secondo gli organizzatori, nuovi modelli organizzativi potranno favorire l'estensione della medication review ai diversi setting assistenziali, dall'ospedale al territorio.