Professione medica
Formazione
30/06/2026

Medici in formazione, il perfezionismo può ostacolare l'apprendimento

Una review evidenzia il crescente peso del perfezionismo disadattivo tra gli studenti di medicina. Anche i dati italiani mostrano livelli elevati di burnout

medico dottore testa fra le mani

Per molti anni il perfezionismo è stato considerato una caratteristica della professione medica, associata a standard elevati, attenzione ai dettagli e ridotta tolleranza all'errore. Una review pubblicata su Psychological Bulletin suggerisce però che, soprattutto tra gli studenti di medicina e i medici in formazione, il perfezionismo possa assumere caratteristiche disadattive, diventando un ostacolo all'apprendimento.

Gli autori distinguono due forme di perfezionismo. Quello adattivo si associa a motivazione, organizzazione e soddisfazione personale. Il perfezionismo disadattivo, invece, è caratterizzato da autocritica eccessiva, standard percepiti come imposti dall'esterno e paura cronica del giudizio.

Secondo la review, le nuove generazioni di studenti di medicina mostrano un divario crescente tra ciò che si aspettano da sé stessi e ciò che riescono realisticamente a ottenere. Quando questo scarto diventa troppo ampio, il perfezionismo smette di rappresentare una spinta al miglioramento e può portare a procrastinare, evitare le sfide e tollerare con maggiore difficoltà i margini di incertezza che caratterizzano quotidianamente diagnosi e cure.

Gli autori osservano inoltre che un medico, soprattutto se in formazione, che teme il fallimento e il giudizio tende a chiedere meno aiuto, a esporsi meno ai casi complessi e a vivere l'errore come una minaccia piuttosto che come un'opportunità di apprendimento. Sul lungo periodo, questo atteggiamento può tradursi in una minore disponibilità ad assumere responsabilità cliniche e nella perdita di occasioni formative.

Anche i dati italiani descrivono un contesto caratterizzato da un elevato carico psicologico. Un'indagine del Medscape Professional Network condotta su studenti di medicina italiani ha rilevato che il burnout interessa quasi quattro studenti su cinque. Più della metà degli intervistati ritiene inoltre che il benessere mentale non rappresenti una priorità per la propria università, mentre i servizi di counseling psicologico vengono utilizzati da una minoranza degli studenti; la maggior parte di chi cerca supporto si rivolge a professionisti esterni.
Per chi ha già concluso il percorso universitario, il quadro rimane impegnativo. Le stime più recenti indicano che il burnout interessa circa il 35% dei medici specializzandi italiani, con valori che raggiungono il 40% nelle aree chirurgiche e dell'emergenza-urgenza.

Ulteriori elementi arrivano da una ricerca del Campus Bio-Medico di Roma, secondo cui la forma di perfezionismo maggiormente associata a esiti psicologici negativi non è quella autoimposta, ma quella "socialmente prescritta", cioè la percezione che siano le figure di riferimento, come familiari, docenti o il sistema universitario, a imporre standard percepiti come irraggiungibili. Secondo gli autori, questo dato sposta almeno in parte l'attenzione dal singolo studente al contesto educativo in cui si svolge la formazione.

La review sottolinea che nessuna ricerca attribuisce il fenomeno a un singolo fattore. Il perfezionismo disadattivo sembra piuttosto derivare dall'interazione di diversi elementi, tra cui l'elevata selettività dei percorsi di accesso, la pressione sulle prestazioni, l'incertezza sul futuro professionale, una più ampia cultura della performance e una ridotta tolleranza dell'ambiguità nei percorsi formativi.

Per chi si occupa della formazione medica, gli autori indicano alcune possibili strategie. Tra queste figurano distinguere l'errore personale dalla variabilità clinica e dal fallimento terapeutico, favorire una maggiore conoscenza dei servizi di supporto psicologico, monitorare le forme di perfezionismo "socialmente prescritto" e definire obiettivi di apprendimento graduali e realistici, soprattutto nelle prime fasi della formazione.

Le evidenze disponibili non indicano che la formazione medica stia producendo professionisti meno preparati. La preoccupazione evidenziata dalla letteratura riguarda piuttosto il modo in cui i futuri medici si rapportano all'incertezza e al proprio limite, aspetti che rappresentano una componente inevitabile dell'apprendimento e della pratica clinica.

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