La copertura vaccinale contro il morbillo in Italia resta insufficiente, soprattutto per la seconda dose, che nel 2024 ha raggiunto l'84,45%, a fronte del 94,77% registrato per la prima. A richiamare l'attenzione sul divario è la Società italiana di pediatria (SIP), che ha diffuso un'elaborazione dei dati del Ministero della Salute. Anche la Federazione italiana medici pediatri (FIMP) ha sollecitato il recupero dei ritardi vaccinali e il rafforzamento dell'informazione alle famiglie.
Secondo l'elaborazione SIP, tra il 2016 e il 2024 la copertura con la prima dose è aumentata dall'87,26% al 94,77%, avvicinandosi all'obiettivo del 95%. Nello stesso periodo, quella con la seconda dose è passata dall'82,24% all'84,45%, con un incremento di poco superiore a due punti percentuali. A quasi dieci anni dall'introduzione dell'obbligo vaccinale nel 2017, la Società scientifica segnala quindi progressi differenti tra le due somministrazioni.
Il richiamo arriva dopo la pubblicazione dei dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), che collocano l'Italia al primo posto nell'Unione europea e nello Spazio economico europeo per numero di casi di morbillo negli ultimi dodici mesi: 651, oltre un quarto del totale registrato. L'incidenza italiana è pari a 11 casi per milione di abitanti, rispetto alla media europea di 5,1.
«La priorità è individuare e recuperare chi non è adeguatamente protetto, non soltanto tra i bambini, ma anche tra gli adolescenti e i giovani adulti», afferma Rino Agostiniani, presidente della SIP, commentando anche la notizia del decesso di un bambino per morbillo negli Stati Uniti.
Sulla necessità di completare il ciclo vaccinale interviene Rocco Russo, responsabile del Tavolo tecnico vaccinazioni della SIP. «L'obiettivo non deve essere soltanto aumentare il numero di bambini che iniziano il percorso vaccinale, ma assicurarsi che lo completino», sottolinea Russo, che richiama la necessità di un impegno coordinato dei professionisti coinvolti nella prevenzione.
Anche la FIMP, attraverso il presidente nazionale Antonio D'Avino, richiama l'attenzione sulle conseguenze della riduzione delle coperture vaccinali. «Quando le coperture vaccinali si riducono, il virus torna inevitabilmente a trovare spazio, con conseguenze che possono essere particolarmente gravi proprio per i bambini e per le persone più fragili», dichiara D'Avino, commentando il decesso avvenuto nello Stato di New York.
Per la Federazione, i pediatri di famiglia hanno una responsabilità centrale nel rapporto con i genitori, attraverso informazioni chiare, risposte ai dubbi e interventi per recuperare eventuali ritardi vaccinali. La SIP sottolinea inoltre la necessità di estendere l'attenzione agli adolescenti e ai giovani adulti che non hanno completato la vaccinazione.