Nel 2023 il caldo è stato associato a un numero record di 710.000 decessi nel mondo, oltre il 70% dei quali attribuibile ai cambiamenti climatici causati dall'uomo. Il dato emerge dal rapporto 2026 The Lancet Countdown on Health and Climate Change, che documenta un aumento dei danni alla salute legati al cambiamento climatico e chiede che questo venga formalmente riconosciuto come un'emergenza sanitaria globale.
Il documento, pubblicato in vista della 31ª Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP31), è stato elaborato da 146 ricercatori di oltre 100 istituzioni in più di 30 Paesi. Il lavoro è coordinato dall'University College London, in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Secondo il rapporto, dopo l'entrata in vigore dell'Accordo di Parigi la media annuale dei decessi legati al caldo è aumentata di quasi il 36% a livello globale. Gli autori rilevano inoltre che numerosi effetti sanitari dei cambiamenti climatici si sono aggravati più rapidamente nel periodo 2016-2025 rispetto al decennio precedente, mentre le misure di contrasto non hanno tenuto il passo.
«A 10 anni dall'Accordo di Parigi, i nostri risultati sono inequivocabili: i danni alla salute causati dai cambiamenti climatici stanno crescendo più rapidamente della risposta globale e, in molti casi, stanno addirittura accelerando», afferma Marina Romanello, direttrice esecutiva del Lancet Countdown presso l'University College London.
Il rapporto segnala anche l'estensione dei fenomeni di siccità. Nel 2025 quasi il 52% delle terre emerse del pianeta è stato interessato da condizioni di siccità estrema per almeno un mese, il secondo valore più alto mai registrato. Una nuova analisi satellitare indica inoltre che, dal 2003, l'80% delle terre emerse ha registrato variazioni significative nelle condizioni di accumulo delle acque sotterranee, con possibili implicazioni per la sicurezza alimentare e i servizi igienico-sanitari.
Accanto ai rischi, il documento registra alcuni risultati delle politiche di riduzione delle emissioni. Nel 2025 gli investimenti globali nelle energie pulite hanno raggiunto 2.100 miliardi di dollari, quasi il doppio di quelli destinati ai combustibili fossili. La diminuzione dell'inquinamento atmosferico da combustibili fossili, registrata dal 2016 in almeno 77 Paesi, è associata a circa 323.000 decessi evitati ogni anno.
I combustibili fossili continuano tuttavia a fornire oltre l'80% dell'energia mondiale. Secondo il rapporto, i programmi delle 100 maggiori compagnie petrolifere e del gas prevedono livelli produttivi superiori del 150% a quelli compatibili con il contenimento dell'aumento della temperatura a 1,5 °C entro il 2040.
«Abbiamo la prova che l'azione climatica incentrata sulla salute funziona: aria più pulita, sistemi sanitari e di allerta più resilienti proteggono la salute e salvano vite umane in tutto il mondo», dichiara Anthony Costello, co-presidente del Lancet Countdown, sottolineando tuttavia che la riduzione delle emissioni procede a un ritmo insufficiente rispetto all'aumento dei danni.
Anche Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'OMS, richiama gli effetti già osservabili del cambiamento climatico sulla salute, tra cui stress da caldo, eventi meteorologici estremi, insicurezza alimentare e malattie.
«Mettendo la salute al centro delle politiche climatiche possiamo salvare milioni di vite, costruire società più resilienti e garantire un futuro più sano per tutti», afferma Tedros.
Gli autori del Lancet Countdown chiedono quindi che la tutela della salute orienti le politiche climatiche e le priorità di finanziamento, alla luce dell'aumento dei rischi documentato dal rapporto.