L’epidemia di Ebola causata dal virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo supera 7.200 casi, mentre accelerano le sperimentazioni su trattamenti, profilassi post-esposizione e vaccini. I primi segnali di riduzione della trasmissione emergono nell’Ituri, ma l’epidemia continua a crescere in altre aree del Paese.
A fare il punto è stato il 16 settembre Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), durante una conferenza stampa. «Stiamo iniziando a vedere segnali incoraggianti che indicano che stiamo guadagnando terreno», ha dichiarato, precisando però che l’epidemia «continua a crescere e continua a uccidere».
Secondo l’ultimo rapporto epidemiologico dell’Oms, aggiornato al 13 settembre, nella RDC sono stati registrati 7.258 casi confermati e 3.510 decessi, con una letalità del 48,4%. L’epidemia interessa 62 zone sanitarie distribuite in sette province. L’Ituri rimane il principale focolaio, ma il suo peso relativo sul totale dei casi sta diminuendo, mentre la trasmissione aumenta nel Nord Kivu e persiste nell’Haut-Uélé.
Tedros ha riferito che nelle aree più colpite dell’Ituri la trasmissione sta diminuendo e che il Sud Kivu non segnala nuovi casi da maggio. Più di 1.700 persone sono guarite. Nel Nord Kivu, invece, i casi sono in aumento: secondo il direttore generale dell’Oms, nelle ultime due settimane le infezioni settimanali sono quasi raddoppiate, passando da circa 100 a oltre 200.
Sul fronte della ricerca sono in corso studi per individuare opzioni specifiche contro la malattia da virus Bundibugyo, per la quale non sono attualmente disponibili trattamenti o vaccini approvati.
Il trial PARTNERS sta valutando due trattamenti e ha già arruolato oltre 300 pazienti con Ebola. Un altro studio sta valutando l’antivirale obeldesivir nelle persone considerate contatti ad alto rischio, per verificarne l’efficacia nella prevenzione della malattia dopo l’esposizione al virus.
La ricerca riguarda anche la prevenzione vaccinale. Due nuovi vaccini contro il virus Bundibugyo sono entrati in studi di sicurezza nel Regno Unito e in Canada. L’Oms sta inoltre lavorando con i partner per portare i candidati vaccini agli studi di efficacia nella RDC.
L’Oms sottolinea tuttavia che la risposta dovrà proseguire per diversi mesi. Le difficoltà sono legate anche all’estensione geografica dei focolai, alla mobilità della popolazione, all’insicurezza e alle difficoltà di accesso ad alcune aree. Il rischio nella RDC è valutato come molto alto, mentre quello per i Paesi confinanti rimane alto; per il resto della regione africana e a livello globale è considerato basso.