La circolazione del virus West Nile resta intensa in Europa e il numero di casi umani segnalati nel 2026 supera la media osservata nello stesso periodo dell’ultimo decennio. L’Italia risulta il Paese più colpito, sia per infezioni umane sia per focolai negli uccelli. È quanto emerge dall’aggiornamento mensile pubblicato da ECDC ed EFSA, basato sui dati disponibili fino al 3 settembre.
Dall’inizio dell’anno sono stati segnalati in Europa 1.086 casi umani di infezione da West Nile acquisiti localmente. La media registrata nello stesso periodo nei precedenti dieci anni era di 736 casi. L’ECDC sottolinea inoltre che i dati del 2026 sono ancora provvisori e possono risentire di ritardi nelle notifiche.
L’Italia, con 516 casi autoctoni notificati alla data considerata dall’ECDC, precede Grecia, con 284 casi, Spagna con 88, Romania con 56 e Macedonia del Nord con 55. Seguono Francia, Serbia, Paesi Bassi, Croazia, Cipro, Austria, Ungheria, Germania, Albania e Kosovo. Complessivamente, la trasmissione locale è stata documentata in 143 regioni di livello NUTS 3 distribuite in 15 Paesi.
I dati europei hanno un aggiornamento precedente rispetto all’ultimo bollettino dell’Istituto superiore di sanità, pubblicato il 10 settembre e riferito all’8 settembre, che ha portato a 594 il numero complessivo delle infezioni confermate in Italia, con 41 decessi e 306 forme neuroinvasive.
L’ECDC evidenzia alcuni elementi nuovi anche fuori dall’Italia. La Grecia ha raggiunto un numero di casi umani senza precedenti per questo periodo dell’anno. Nei Paesi Bassi sono state segnalate le prime infezioni umane da West Nile dal 2020, insieme a focolai negli uccelli e negli equidi distribuiti su un’area geografica ampia. In Belgio, dove non sono mai stati notificati casi umani, la circolazione documentata negli animali in otto regioni indica secondo l’ECDC la presenza di un rischio di infezione per l’uomo. La Macedonia del Nord sta inoltre registrando un focolaio definito senza precedenti nella regione della capitale.
Non emergono invece, al momento, indicazioni di un aumento della gravità clinica. Il 78% dei casi europei è stato ricoverato e il 60% ha presentato sintomi neurologici, rispetto a medie dell’ultimo decennio rispettivamente dell’87% e del 65%. La letalità complessiva è risultata pari a circa il 6%, contro una media decennale del 10%. L’ECDC avverte tuttavia che gli esiti clinici non sono ancora disponibili per tutti i pazienti e che ulteriori decessi potrebbero essere notificati.
La maggior parte dei casi continua a interessare uomini di almeno 65 anni. L’ECDC ricorda inoltre che gran parte delle infezioni da West Nile è asintomatica o subclinica e che i casi notificati rappresentano quindi soltanto una parte delle infezioni effettive. Ulteriori casi umani e focolai animali sono attesi nelle prossime settimane della stagione di trasmissione.