Nella Repubblica Democratica del Congo i casi di Ebola da virus Bundibugyo hanno raggiunto quota 6.686, con 3.226 decessi. Il dato, aggiornato al 6 settembre, emerge dall’ultimo bollettino del ministero della Comunicazione e dei Media del Paese. Il tasso di mortalità indicato è del 48,3%.
L’epidemia, dichiarata a maggio e classificata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) come emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, interessa sei province. Le zone sanitarie coinvolte sono salite a 61, dopo la segnalazione di una nuova area colpita nel Nord Kivu.
Secondo il bollettino, 819 pazienti risultano in isolamento o ricoverati e 1.563 persone sono guarite. Il tracciamento dei contatti è indicato all’85,3%. La provincia di Ituri resta il principale epicentro, mentre il Sud Kivu ha raggiunto 97 giorni senza nuovi casi confermati.
Parallelamente, l’OMS ha segnalato la necessità di rafforzare la capacità assistenziale nelle aree colpite. L’obiettivo è arrivare a 3.000 posti letto nei centri di trattamento dell’Ebola. Nei primi due mesi della risposta ne sono stati predisposti oltre 900 e attualmente sono quasi 1.400, distribuiti in 59 centri.
Secondo Luca Fontana, alto funzionario tecnico dell’OMS, servono quindi altri 1.600 posti letto. Considerando la necessità di tre operatori sanitari per ogni paziente, l’Agenzia stima un fabbisogno complessivo di 9.000 professionisti. Attualmente nei centri di trattamento lavorano quasi 4.000 operatori, con una carenza stimata di altri 5.000.
Il ministero della Salute congolese sta cercando personale qualificato in altre regioni del Paese da inviare nelle province interessate. Fontana ha sottolineato che la difficoltà principale è individuare abbastanza rapidamente professionisti in grado di coprire l’aumento del fabbisogno.
Gli operatori sanitari restano una delle categorie maggiormente esposte. Secondo l’ultimo situation report dell’OMS Africa, nel focolaio in corso sono stati registrati 167 casi e 47 decessi tra i professionisti sanitari.
Sul piano epidemiologico, il confronto tra il periodo 17 agosto-6 settembre e quello precedente, 27 luglio-16 agosto, mostra una riduzione complessiva dei casi del 5,3% e dei decessi del 9,9%. L’andamento non è però uniforme: nell’Ituri i numeri risultano in calo, mentre nel Nord Kivu i casi sono aumentati del 47,4% e nell’Haut-Uélé del 14%.
L’OMS considera ancora molto alto il rischio di ulteriore diffusione nella Repubblica Democratica del Congo e alto nei Paesi confinanti. Il rischio è invece classificato come basso nel resto dell’Africa e a livello globale.
Per il virus Bundibugyo non sono attualmente disponibili vaccini o trattamenti approvati. Diversi vaccini e terapie sono in fase di sperimentazione.