Le quattro ondate di calore consecutive che hanno colpito l'Europa a partire dal mese di maggio avrebbero causato almeno 35.000 decessi in eccesso rispetto alla media stagionale. È quanto riporta un'ampia analisi condotta dalla testata britannica The Guardian che ha considerato i dati provvisori di appena la metà del continente. Questa cifra è considerata dagli esperti ampiamente sottostimata, poiché molti bilanci nazionali si fermano all'inizio di agosto e non includono i dati dell'ultima parte della stagione.
Le ondate di calore che hanno interessato l’Europa occidentale dalla fine della primavera hanno fatto registrare temperature record in centinaia di stazioni meteorologiche. In alcune aree sono stati superati ripetutamente i 40 °C: in Germania, alla fine di giugno, 46 stazioni hanno registrato temperature superiori a questa soglia, mentre in Spagna le temperature sono rimaste a lungo oltre i 42 °C. Anche in Italia il caldo ha raggiunto livelli eccezionali, con temperature superiori ai 40 °C registrate in diverse località, soprattutto nel Centro-Sud.
L'inchiesta del Guardian mostra un altro dato chiave: il caldo più intenso ha colpito soprattutto aree densamente abitate. L'Organizzazione mondiale della sanità ha rilevato che, nella regione europea, la mortalità correlata al caldo è aumentata di oltre il 30% negli ultimi vent'anni, in un contesto caratterizzato contemporaneamente dall'aumento delle temperature e dall'invecchiamento della popolazione.
Nonostante il bilancio dei decessi sia da considerarsi ancora parziale, il panorama europeo mostra una forte eterogeneità nei numeri e nei sistemi di rilevazione, con i tre maggiori paesi dell'Unione Europea che da soli superano i 25.000 decessi in eccesso. La Germania è il Paese con la stima più elevata: circa 14mila morti attribuibili al caldo tra il 6 aprile e il 9 agosto, di cui 9.600 concentrati nella sola settimana dal 22 al 28 giugno. Si tratta della stagione estiva con il maggior numero di decessi legati al caldo mai registrato nel Paese. La Spagna ha stimato 4.947 decessi attribuibili alle temperature elevate tra maggio e agosto, il valore più alto mai registrato e superiore ai 4.520 del 2022. In Francia, invece, i dati preliminari indicano 7.300 decessi in eccesso per tutte le cause tra la fine di maggio e il 22 luglio. In questo caso non si tratta ancora di una stima definitiva dei decessi direttamente attribuibili al caldo e l'agenzia sanitaria francese isolerà nel prossimo futuro le cause precise dei decessi.
In Italia, la sorveglianza epidemiologica si scontra storicamente con tempistiche di consolidamento più lunghe rispetto ad altri partner europei: il sistema di sorveglianza termica italiano si basa sulla raccolta dei dati anagrafici dei singoli comuni, un meccanismo che rallenta inevitabilmente i tempi di registrazione. Come già riportato, in Italia il segnale più evidente riguarda gli ultra 85enni. Nonostante ciò, i modelli previsionali e i primi indicatori parziali tracciano un quadro clinico ben definito. Secondo le stime citate nell'inchiesta, una volta che tutti i dati della stagione estiva saranno formalmente registrati, il bilancio complessivo della mortalità attribuibile al caldo estremo nel nostro Paese si attesterà in una forbice compresa tra i 5.000 e i 8.000 decessi.
La difficoltà nel quantificare l'impatto delle ondate di calore dipende anche dal modo in cui il caldo agisce sull'organismo. Nella maggior parte dei casi, infatti, la temperatura elevata non viene riportata come causa diretta del decesso. L'esposizione al calore può invece aggravare condizioni patologiche preesistenti, in particolare cardiovascolari e respiratorie. Il decesso può quindi avvenire per un infarto, un ictus o un'insufficienza renale, mentre il ruolo determinante dell'esposizione al caldo viene ricostruito successivamente attraverso modelli epidemiologici che confrontano mortalità e temperature.
Questi dati riaccendono la discussione su come proteggere le persone più fragili dalle temperature elevate e sulla vulnerabilità dei sistemi sanitari verso l'accelerazione del riscaldamento globale causato dall'uomo, che sta rendendo gli eventi estremi sempre più frequenti, persistenti e intensi.