Sono otto i casi di tubercolosi confermati tra il personale dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università degli Studi di Milano, nella sede di via Mangiagalli. I casi riguardano medici specialisti, medici in formazione specialistica e altro personale. Quattro delle diagnosi sono emerse proprio nell’ambito dello screening attivato dopo le prime segnalazioni.
Secondo quanto comunicato da ATS Milano, “tutti i pazienti sono in cura e nessuno è ricoverato”. Prosegue intanto l'attività di screening, estesa anche a persone che hanno avuto contatti con l'Istituto dall'esterno. L'obiettivo è definire con maggiore precisione l'estensione dell'evento, ricostruire la possibile catena di trasmissione e individuare l'eventuale fonte del focolaio.
ATS precisa che saranno necessari ancora alcuni giorni, e probabilmente due-tre settimane complessive, per completare le diverse fasi degli accertamenti. L'Università degli Studi di Milano ha a sua volta comunicato di avere avviato verifiche interne, in raccordo con le autorità sanitarie e di vigilanza.
L'indagine epidemiologica avviata a Milano non si è conclusa. ATS riferisce che le attività sono “in corso sui contatti, anche esterni all'Istituto” e prevedono una prima fase con il test cutaneo di Mantoux. In caso di positività è previsto un secondo accertamento mediante esame del sangue, che richiede tempi più lunghi per la disponibilità del risultato. Solo al termine dell'indagine sarà quindi possibile stabilire con maggiore certezza l'estensione del focolaio e l'eventuale origine della trasmissione. Parallelamente allo screening, ATS sta conducendo le indagini per identificare la possibile origine dell'evento e verificare le misure di prevenzione adottate nell'ambiente di lavoro.
L'Agenzia sottolinea come il risultato positivo non consente da solo di stabilire se l'infezione sia recente o pregressa né di dimostrare che il contatto sia avvenuto nell'ambiente di lavoro. ATS precisa, inoltre, che “la sala operatoria non è stata chiusa” e che al momento “non sono emersi elementi che richiedono l'adozione di provvedimenti immediati”. Non risultano indicazioni, sulla base degli elementi attualmente disponibili, per una bonifica straordinaria oltre alle normali procedure di sanificazione.
Tra le ipotesi emerse nelle ricostruzioni iniziali vi è anche quella di una possibile esposizione associata a un'autopsia eseguita su una persona con sospetta tubercolosi. Si tratta tuttavia di un'ipotesi che deve essere verificata nell'ambito dell'indagine epidemiologica.
La tubercolosi è una malattia infettiva causata principalmente da Mycobacterium tuberculosis, il bacillo di Koch. Il polmone rappresenta la sede più frequente dell'infezione clinicamente manifesta, ma il micobatterio può interessare anche altri organi.
Quando la tubercolosi interessa i polmoni, i sintomi possono comprendere tosse persistente, febbre, sudorazioni notturne, astenia, perdita di appetito e calo ponderale; in alcuni casi è presente emottisi. Le forme extrapolmonari possono invece produrre manifestazioni differenti in relazione all'organo coinvolto.
L'episodio ha inoltre richiamato l'attenzione dell'Associazione Microbiologi Clinici Italiani (AMCLI ETS), che invita a evitare allarmismi ma sottolinea l'importanza della prevenzione del rischio biologico negli ambienti sanitari.
“La terapia antibiotica per la tubercolosi è efficace nella grande maggioranza dei casi. Le forme multiresistenti, MDR-TB (Multidrug-Resistant Tuberculosis), sono rare in Italia e vengono costantemente monitorate dai laboratori di microbiologia clinica”, spiega Daniela Maria Cirillo, Primario di Microbiologia e Virologia e Direttrice dell'Unità Patogeni Emergenti presso l'IRCCS Ospedale San Raffaele e coordinatrice del gruppo di lavoro sui micobatteri AMCLI ETS.
L'episodio riporta in primo piano anche il rischio occupazionale associato alla tubercolosi negli ambienti sanitari. Particolare attenzione deve essere riservata alle procedure che possono favorire la dispersione di aerosol contenenti micobatteri, soprattutto quando vengono eseguite su pazienti con infezione non ancora riconosciuta.
AMCLI richiama in particolare il contesto delle attività autoptiche e l'importanza di combinare dispositivi di protezione individuale e adeguate caratteristiche strutturali degli ambienti.
L'Università degli Studi di Milano, dal canto suo, ha assicurato “la massima attenzione a quanto segnalato da Als” e ha confermato di avere “avviato le opportune verifiche istruttorie per ricostruire quanto accaduto, coinvolgendo le diverse strutture competenti”. L'ateneo ha inoltre comunicato che “è stato già attivato il raccordo con le autorità sanitarie e di vigilanza per gli approfondimenti interni necessari alla completa ricostruzione del quadro informativo e documentale”.
“È importante che episodi come quello registrato a Milano siano affrontati con attenzione e con una corretta informazione, senza generare inutili allarmismi. La tubercolosi è una malattia che va diagnosticata e curata, non temuta”, afferma Pierangelo Clerici, presidente AMCLI ETS.
“Al tempo stesso, soprattutto in ambito sanitario, è fondamentale adottare tutte le misure previste per prevenire il rischio di contagio e tutelare gli operatori”, aggiunge Clerici, sottolineando la disponibilità dell'associazione a collaborare con le istituzioni sanitarie e accademiche coinvolte