L'estate 2026 si conferma una stagione ad alto rischio arbovirale in Italia e in Europa. Sul fronte del virus West Nile (WNV), i dati ISS segnalano oltre 300 casi confermati dall'inizio dell'anno in Italia, con 156 forme neuro-invasive, 115 febbri da West Nile e 40 casi identificati in donatori di sangue asintomatici in corso di sorveglianza trasfusionale. Il bilancio dei decessi è di 15 vittime, con due pazienti deceduti in soli tre giorni tra le province di Pavia e Napoli. Il virus circola stabilmente in 16 regioni e interessa 60 province italiane, con una diffusione territoriale tra le più ampie registrate negli ultimi anni. Il tasso di letalità delle forme neuro-invasive si attesta al 7,7%, in calo rispetto al 13,9% dello stesso periodo del 2025, anno in cui l'Italia aveva registrato 779 casi confermati e 72 decessi, il dato più alto nell'area UE/SEE per quella stagione.
Il virus West Nile si trasmette all'uomo attraverso la puntura di zanzare infette, principalmente del genere Culex, che si infettano prelevando il sangue da uccelli viremoici — il serbatoio naturale del virus. I mammiferi, incluso l'uomo, sono ospiti accidentali e non trasmettono il virus ad altri vettori. Nella grande maggioranza dei casi (circa l'80%) l'infezione è asintomatica o paucisintomatica; circa il 20% manifesta una febbre da West Nile e meno dell'1% sviluppa la forma neuro-invasiva — meningite, encefalite o paralisi flaccida acuta — che è quella associata a mortalità e sequele neurologiche a lungo termine. Il rischio di forma grave è significativamente più elevato negli anziani e negli immunodepressi.
L'ECDC ha lanciato una nuova serie di aggiornamenti settimanali di sorveglianza per aiutare le autorità di sanità pubblica a monitorare in modo tempestivo le malattie trasmesse da zanzare, coprendo chikungunya, dengue, Zika e virus West Nile. La sorveglianza stagionale 2026 per il chikungunya è attiva e viene aggiornata settimanalmente, con un sistema di dashboard dedicato che traccia i casi nei Paesi UE/SEE per area geografica di infezione — distinguendo tra casi importati da viaggiatori e casi autoctoni, questi ultimi di particolare rilevanza per la valutazione del rischio locale.
Dal 2007, sia Francia che Italia hanno segnalato trasmissione autoctona del virus chikungunya. La segnalazione di cluster autoctoni in aree europee dove Aedes albopictus è stabilmente presente non è inattesa nei mesi estivi e autunnali, quando le condizioni ambientali favoriscono una maggiore abbondanza e attività delle zanzare. Il 2025 ha visto in Francia il più grande focolaio autoctono di chikungunya nel continente europeo — 809 casi autoctoni distribuiti in 79 episodi di trasmissione tra maggio e novembre — un precedente che rende la sorveglianza attiva del 2026 particolarmente urgente anche per l'Italia, dove Aedes albopictus è diffusa in modo capillare.
In questo scenario, il contributo della sorveglianza entomologica e della diagnostica molecolare è determinante. La cattura dei vettori sul territorio, la mappatura della loro densità e l'identificazione precoce del pool virale nelle zanzare attraverso permettono di anticipare la diffusione del virus prima che si manifestino casi umani. Sul fronte della sicurezza trasfusionale, il protocollo di screening per WNV in donatori nelle aree a rischio è attivo e ha già permesso di individuare 40 donatori asintomatici positivi dall'inizio della stagione.
I medici devono quindi considerare queste possibili diagnosi in tutti o pazienti con sindrome febbrile acuta, meningismo o quadri encefalitici di nuova insorgenza residenti o di recente ritorno da aree endemiche sapendo che la trasmissione autoctona in Italia è biologicamente possibile e storicamente documentata nelle settimane calde.
Infine, gli esperti sostengono fermamente gli appelli del Ministero della Salute e invita la cittadinanza a collaborare attivamente seguendo le norme di prevenzione domestica per limitare i focolai larvali, come l’uso di repellenti cutanei e l’eliminazione sistematica dei ristagni d’acqua nei sottovasi.