L'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) ha superato la soglia di 2.500 morti e si sta diffondendo in modo esponenziale su un'area più grande della Francia, secondo il coordinatore ONU per l'Ebola Julien Harneis.
L'epidemia è diventata la più grande mai registrata nella RDC per numero di casi confermati, superando i 3.317 casi documentati nel corso dell'outbreak 2018-2020. Si tratta della 17ª epidemia di Ebola del Paese, causata dal virus Bundibugyo per il quale non esiste ad oggi alcun vaccino o trattamento specifico approvato. Al 21 agosto i casi confermati avevano raggiunto quota 5.208, con un tasso di letalità che si avvicina al 50%.
L'allarme fotografa una situazione in rapido deterioramento: il contesto è tra i più ostili immaginabili. La provincia dell'Ituri, epicentro dell'epidemia, è teatro di conflitti armati da decenni, con gruppi armati attivi sul territorio e una popolazione locale spesso ostile agli interventi sanitari esterni per ragioni di sfiducia profondamente radicate. La sospensione dei voli commerciali ha isolato ulteriormente le aree colpite, rendendo difficile sia la logistica degli aiuti sia il pagamento del personale impegnato nella risposta.
Harneis ha chiesto con urgenza ulteriori aiuti internazionali, avvertendo che i fondi disponibili si esauriranno nel giro di settimane. A complicare drammaticamente la risposta, gli operatori sanitari sul campo sono esposti a un doppio rischio: quello del virus e quello della violenza. Sono stati registrati più di 260 attacchi contro operatori sanitari negli ultimi sei mesi, con otto operatori uccisi. Circa 160 sanitari hanno contratto l'Ebola e 43 di loro sono morti. I tagli agli aiuti internazionali degli ultimi anni hanno ridotto la capacità delle organizzazioni umanitarie di rispondere, e anche il pagamento delle decine di migliaia di persone coinvolte nella risposta è diventato problematico dopo che il governo ha sospeso i voli commerciali, ostacolando la distribuzione del contante alle banche locali.
Sul fronte delle contromisure, l'OMS e i suoi partner hanno annunciato l'allocazione di 70.000 dosi del vaccino Ervebo, approvato contro il virus Ebola Zaire, non contro il Bundibugyo, di cui 20.000 destinate a un trial clinico di fase 3 per valutarne l'efficacia contro il ceppo attualmente in circolazione e 50.000 riservate agli operatori sanitari di prima linea. Ervebo ha dimostrato un'efficacia stimata dell'84% contro l'Ebola Zaire, ma non è noto se possa essere protettivo contro il virus Bundibugyo nell'uomo: i dati preclinici su animali suggeriscono una possibile protezione parziale, e il trial clinico è considerato essenziale per fornire nuove evidenze ai decisori. Gavi, l'Alleanza per i Vaccini, ha annunciato 7 milioni di dollari per finanziare la spedizione e altri 6 milioni per sostenere le campagne vaccinali nelle aree ad alto rischio.
Il protocollo PARTNERS sponsorizzato dall'OMS prevede trial clinici in RDC e Uganda su tre candidati: l'antivirale remdesivir e le terapie con anticorpi monoclonali MBP-134 e maftivimab. Per la prevenzione, tre candidati vaccini sviluppati rispettivamente da IAVI, Moderna e dall'Università di Oxford sono in fase di accelerazione.
Per gli operatori sanitari il quadro richiama l'attenzione su un'emergenza che il Direttore Generale dell'OMS Tedros ha già definito emergenza globale, con il rischio concreto che la diffusione geografica del focolaio possa estendersi ai Paesi confinanti.