Per l'anno accademico 2026/2027 sono complessivamente 62.200 gli studenti che hanno scelto il semestre aperto per l'accesso a Medicina, Odontoiatria e Medicina veterinaria, contro i 64.825 della prima edizione, con una riduzione superiore al 4%. All'interno del dato complessivo, gli iscritti a Medicina e Chirurgia sono oltre 52.300, mentre erano 54.313 nel 2025/2026.
La flessione arriva mentre il numero dei posti disponibili per Medicina cresce sensibilmente. Per il nuovo anno accademico sono stati messi a disposizione circa 27.000 posti complessivi per Medicina e Chirurgia, rispetto ai circa 24.000 dell'anno precedente. Per le università statali, i posti assegnati attraverso la graduatoria del semestre filtro sono 18.889, contro i 17.278 del 2025/2026. L'incremento dei posti non è però uniforme in tutte le sedi. In Lombardia, secondo i dati riportati da Il Giorno, i posti disponibili sono complessivamente 1.856, con una crescita dell'8,7% rispetto all'anno precedente. A Milano la distribuzione comprende le diverse sedi della Statale e della Bicocca, mentre gli studenti conosceranno successivamente la sede assegnata per le lezioni.
Il fenomeno è particolarmente evidente in alcune delle principali sedi universitarie. A Milano gli iscritti al semestre filtro sono 4.477, in diminuzione rispetto ai 4.912 dell'anno precedente. Alla Statale sono 3.288, di cui 2.304 candidati a Medicina e Chirurgia, 318 a Odontoiatria e 666 a Medicina veterinaria. Alla Bicocca gli iscritti sono invece 1.189, con 1.026 aspiranti medici e 163 aspiranti odontoiatri.
Il semestre filtro, introdotto dall'anno accademico 2025/2026 al posto del precedente test di ammissione, consente una selezione attraverso gli esami di Biologia, Chimica e propedeutica biochimica e Fisica e la successiva graduatoria nazionale. Il modello nasce con l'obiettivo di superare il tradizionale test a risposta multipla e spostare la valutazione su una prima esperienza universitaria effettiva. L'iscrizione, quindi, non coincide con l'ingresso definitivo a Medicina: il candidato deve affrontare il semestre e ottenere una posizione utile nella graduatoria per poter proseguire nel secondo semestre.
L'aumento dei posti viene presentato dal Ministero dell'Università e della Ricerca come uno degli strumenti per aumentare nel tempo il numero di professionisti disponibili per il Servizio sanitario nazionale. Il problema, tuttavia, è più complesso del semplice incremento degli accessi a Medicina.
La prima applicazione del sistema aveva prodotto un numero molto elevato di adesioni. Nel 2025 si erano iscritti oltre 54.000 candidati a Medicina a fronte di 17.278 posti nelle università statali. L'esperienza del primo anno ha però mostrato anche quanto la selezione successiva possa essere impegnativa, con una forte differenza tra numero di iscritti e studenti effettivamente in grado di proseguire il percorso.
Il calo riapre il confronto sull'efficacia del nuovo modello di accesso e sulla sua capacità di rispondere al fabbisogno futuro del Ssn. Non esiste un'unica spiegazione per la riduzione delle iscrizioni. Il dato nazionale appare compatibile con un ridimensionamento fisiologico dopo l'effetto novità della prima edizione, ma alcune testimonianze raccolte dagli atenei indicano anche un possibile effetto deterrente legato all'incertezza del percorso. Il calo del 2026 può essere letto anche come un effetto della maggiore conoscenza del funzionamento del sistema. Nella prima edizione molti studenti si erano iscritti anche per sperimentare una modalità di accesso completamente nuova, senza sapere quale sarebbe stato il carico di studio e quale la probabilità effettiva di arrivare all'immatricolazione definitiva. Una volta concluso il primo ciclo, il percorso appare oggi più prevedibile e, per alcuni candidati, meno attrattivo.
Il dato nazionale deve inoltre essere interpretato distinguendo i posti complessivi disponibili da quelli effettivamente collegati alla graduatoria del semestre filtro. L'offerta comprende infatti anche corsi in lingua inglese e posti presso gli atenei non statali, che seguono procedure di accesso differenti. Per la selezione nazionale del semestre filtro nelle università statali, il riferimento è quindi rappresentato dai 18.889 posti disponibili per Medicina.
La direttrice della Scuola di Medicina dell'Università di Torino, Paola Cassoni, ha osservato che il nuovo meccanismo può essere percepito come disincentivante perché richiede di investire diversi mesi di studio senza la certezza di poter poi proseguire nel corso desiderato.
Il punto è rilevante dal punto di vista sanitario è che aumentare il numero di studenti che iniziano Medicina non produce automaticamente un numero equivalente di nuovi medici disponibili nel Ssn. Tra l'ingresso all'università e l'effettiva disponibilità di uno specialista trascorrono infatti diversi anni, durante i quali intervengono la selezione accademica, il completamento del corso di laurea, l'abilitazione e, per la maggior parte delle discipline cliniche, la formazione specialistica.
Per il Ssn, il dato del secondo anno del semestre filtro apre quindi una questione più ampia rispetto alla semplice attrattività di Medicina. L'aumento dei posti può contribuire nel medio-lungo periodo ad ampliare la platea dei futuri medici, ma la programmazione dovrebbe essere collegata alle effettive necessità del sistema sanitario, sia per numero di professionisti sia per distribuzione geografica e specialità.
Il calo delle iscrizioni, in questo senso, non rappresenta necessariamente un segnale negativo. Se una parte della riduzione deriva dalla maggiore consapevolezza degli studenti rispetto alle difficoltà del percorso, il sistema potrebbe beneficiare di una selezione iniziale meno influenzata dall'effetto novità. Diverso sarebbe il caso in cui il semestre filtro determinasse una perdita di candidati motivati a causa dell'incertezza del percorso o di un carico organizzativo eccessivamente elevato.
Per il Ssn rimane inoltre centrale il rapporto tra programmazione degli accessi universitari e fabbisogno complessivo di professionisti. La carenza di personale sanitario non riguarda infatti soltanto i medici, ma coinvolge infermieri e altre professioni sanitarie. L'aumento degli accessi a Medicina può quindi essere una componente della risposta, ma non può da solo risolvere le criticità di organico del sistema.