Professione medica
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31/07/2026

Pronto soccorso, un protocollo "intelligente" riduce i tempi di attesa senza bisogno di nuove risorse

Un nuovo protocollo di triage riduce i tempi di attesa in pronto soccorso di 11 minuti, senza aggiungere posti letto né personale

pronto soccorso codici

Un nuovo protocollo basato sui dati raccolti in triage è in grado di ridurre i tempi di attesa e la permanenza in pronto soccorso di circa 11 minuti, senza compromettere la sicurezza clinica. Lo dimostra uno studio pubblicato su Management Science (INFORMS) dal titolo "Vertical Patient Streaming in Emergency Departments". Il nuovo sistema promette di non richiedere particolari investimenti in infrastrutture o organico, ma solamente un uso più razionale delle risorse già presenti in reparto.

Il sovraffollamento dei pronto soccorso è uno dei problemi più cronici e trasversali dei sistemi sanitari, con conseguenze note su ritardi diagnostico-terapeutici, soddisfazione dei pazienti, burnout degli operatori e costi assistenziali.

Il punto di partenza è un'osservazione tanto semplice quanto trascurata nella pratica clinica quotidiana: molti pronto soccorso dispongono già di aree di trattamento cosiddetto "verticale", ovvero spazi attrezzati con poltrone anziché barelle, pensati per i pazienti che non necessitano di un letto vero e proprio durante l'iter diagnostico-terapeutico. Il problema, secondo gli autori, non è la mancanza di questi spazi, ma il modo in cui vengono utilizzati: la decisione su quali pazienti indirizzarvi viene presa perlopiù in modo estemporaneo dal personale di triage, con ampia variabilità da turno a turno, da operatore a operatore e da giorno a giorno. Per superare questa discrezionalità, i ricercatori hanno addestrato un modello predittivo su quasi 50.000 accessi al Mayo Clinic Arizona, capace di stimare, usando solo i dati già disponibili al triage (come il punteggio dell'Emergency Severity Index e il motivo di accesso), quali pazienti avranno effettivamente bisogno di un letto. Le previsioni del modello sono state poi utilizzate per individuare le strategie di instradamento più efficienti dal punto di vista dell'intero reparto, e non del singolo paziente.

Il protocollo è stato testato sul campo per 13 settimane su 11.015 pazienti nel nuovo pronto soccorso del Mayo Clinic Arizona: il confronto con le modalità abituali ha mostrato una riduzione della permanenza totale di circa 11 minuti (-4,2%) e una riduzione del tempo tra l'arrivo del paziente e la decisione clinica finale di circa 8 minuti (-4,5%). Un elemento centrale della valutazione riguarda i rientri in pronto soccorso entro 72 ore dalla dimissione: lo studio non ha rilevato alcun incremento di questo indicatore nel gruppo sottoposto al nuovo protocollo, un dato che gli autori interpretano come prova della sua sicurezza generale.

Il punto di forza pratico, infatti, è che l'output del modello non è un software o un'infrastruttura digitale, ma un semplice albero decisionale applicabile a mano dal personale, senza necessità di nuove tecnologie o integrazioni con i sistemi informativi già in uso, una scelta pensata per rendere il protocollo implementabile rapidamente anche in contesti con risorse informatiche limitate.

Gli autori stimano che un pronto soccorso di medie dimensioni (circa 40.000 accessi l'anno) potrebbe recuperare quasi 6.800 ore-letto annue, abbastanza per assistere 2.000 pazienti in più, con un potenziale beneficio economico di circa 3 milioni di dollari, il tutto senza nuovi spazi né nuovo personale. 

"Il nostro obiettivo non era aggiungere tecnologia al pronto soccorso, ma dare ai clinici uno strumento pratico per decidere in sicurezza chi non ha bisogno di occupare un letto", ha spiegato Arshya Feizi, primo autore dello studio.

Resta da valutare, come per ogni studio condotto in un singolo centro, in che misura questi risultati siano generalizzabili a contesti ospedalieri diversi per volumi di accesso, casistica clinica e organizzazione degli spazi di trattamento "verticale".

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