Le équipe multiprofessionali previste nelle Case della Comunità possono rappresentare un'opportunità per migliorare l'assistenza territoriale, ma non devono snaturare il ruolo del medico di medicina generale. È la posizione espressa dallo Snami in merito alle nuove Linee di indirizzo di Agenas dedicate all'organizzazione delle équipe multiprofessionali. Secondo il sindacato, l'integrazione tra medici di famiglia, infermieri, specialisti, assistenti sociali e altri professionisti del territorio costituisce un valore aggiunto per la presa in carico dei pazienti, purché il modello organizzativo sia orientato a rafforzare la medicina generale e non a trasformare il medico di famiglia "in un semplice turnista delle strutture". "La relazione fiduciaria tra medico e assistito resta uno dei pilastri dell'assistenza territoriale", afferma la presidente nazionale dello Snami, Simona Autunnali.
Per questo, la Casa della Comunità dovrebbe configurarsi come un luogo di integrazione tra competenze diverse, senza sostituirsi allo studio del medico di famiglia né creare sovrapposizioni di ruoli e responsabilità. Snami valuta positivamente anche l'indicazione contenuta nelle Linee di indirizzo di prevedere, all'interno delle équipe, una leadership orizzontale e condivisa, basata sulla collaborazione tra i professionisti e sulla valorizzazione delle rispettive competenze. Un'impostazione che, secondo il sindacato, può funzionare solo se ciascun professionista mantiene autonomia, responsabilità e ruolo specifico, evitando gerarchie improprie. Per il sindacato, tuttavia, il successo della riforma dovrà essere misurato sui risultati concreti ottenuti sul territorio. Tra gli obiettivi indicati figurano la continuità assistenziale, una gestione più efficace delle patologie croniche, la presa in carico delle persone fragili, la riduzione degli accessi impropri agli ospedali e un migliore accesso ai servizi territoriali.
"Non possiamo valutare la riforma contando soltanto le ore di presenza dei medici o il numero delle strutture aperte", sottolinea Autunnali. "Servono équipe realmente funzionanti, responsabilità cliniche chiare, personale adeguato, diagnostica di primo livello e sistemi informatici interoperabili". Da qui il richiamo finale dello Snami a un modello organizzativo che valorizzi il ruolo del medico di famiglia: "La Casa della Comunità deve integrarsi con gli studi dei medici di famiglia, non sostituirli. L'équipe deve aggiungere competenze attorno al cittadino, non sottrargli il suo medico".