Il Sindacato Medici Italiani, Smi, ha presentato alla Camera dei deputati la petizione n. 1451 a sostegno della medicina generale. L’iniziativa, che ha come prima firmataria Giuseppina Onotri, segretaria generale del sindacato, chiede interventi legislativi e finanziari su ruolo unico, attività nelle Case della Comunità, medicina dei servizi e formazione universitaria.
La petizione contesta gli effetti dell’Accordo collettivo nazionale stralcio di giugno 2026. Secondo SMI, il nuovo assetto introduce vincoli assimilabili al lavoro subordinato, come il potere organizzativo delle aziende sui turni, senza riconoscere ai medici convenzionati tutele quali malattia, infortuni, ferie e maternità.
Il sindacato segnala inoltre una perdita di potere d’acquisto. Nel comunicato si richiama un recupero contrattuale dell’1,5%, a fronte di un’inflazione indicata al 15%. Il dato è riportato nella petizione senza ulteriori indicazioni sul periodo di riferimento.
Il primo punto riguarda l’abolizione del ruolo unico, introdotto con la legge Balduzzi. SMI lo considera una delle cause della burocratizzazione e della minore attrattività della medicina generale e chiede il ripristino di aree contrattuali distinte e di una maggiore flessibilità organizzativa.
Il secondo punto riguarda il cosiddetto debito orario. La petizione chiede di eliminare l’obbligo per i medici di medicina generale di svolgere fino a sei ore settimanali nelle Case della Comunità. SMI propone che queste attività siano regolate da un contratto orario autonomo, flessibile e su base volontaria.
La terza richiesta riguarda il rilancio della medicina dei servizi. Secondo il sindacato, quest’area dovrebbe essere potenziata per garantire la copertura delle strutture territoriali e contribuire alla riduzione delle liste d’attesa. Per i professionisti coinvolti vengono richieste tutele analoghe a quelle previste per la dirigenza medica.
Il quarto punto è l’istituzione di una specializzazione universitaria in medicina generale. SMI chiede il passaggio della formazione all’ambito accademico e il riconoscimento dell’equipollenza del titolo per i medici che abbiano maturato almeno cinque anni di esperienza professionale.
La petizione può essere sottoscritta online attraverso il portale della Camera dei deputati, nella sezione dedicata alle petizioni, utilizzando l’identità digitale.