La reiscrizione dei medici radiati è già prevista dalle norme dopo cinque anni e deve essere valutata caso per caso. Per questo Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, contesta la procedura straordinaria introdotta dall’emendamento approvato dalla Commissione Affari sociali della Camera. In un’intervista ad Avvenire, Anelli ha inoltre precisato che i professionisti interessati non furono radiati per la sola mancata vaccinazione contro il Covid-19.
L’emendamento al disegno di legge delega sulle professioni sanitaria consente ad alcuni professionisti radiati per fatti non dolosi commessi durante la pandemia di presentare alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, Cceps, una richiesta di reiscrizione entro 60 giorni dall’entrata in vigore della disposizione.
Secondo Anelli, occorre distinguere le radiazioni dalle sospensioni disposte nei confronti dei medici non vaccinati. Queste ultime, ha ricordato, sono decadute alla fine del 2022. Le radiazioni avrebbero invece riguardato violazioni rilevanti del Codice deontologico.
«Non si tratta semplicemente di medici non vaccinati», ha dichiarato Anelli. I professionisti radiati, secondo il presidente Fnomceo, avrebbero potuto mettere in difficoltà l’assistenza, invitare pubblicamente a non vaccinarsi o redigere certificazioni non corrette. Il numero complessivo non dovrebbe superare la trentina, ma i dati non sono pubblici perché i procedimenti sono gestiti dalle commissioni disciplinari degli Ordini provinciali.
Anelli ha richiamato anche l’iter previsto per le sanzioni. Dopo la decisione dell’Ordine provinciale, il professionista può presentare ricorso alla Cceps. Solo dopo la conferma della Commissione la radiazione diventa effettiva. Ha inoltre ricordato che, trascorsi cinque anni, il medico può già chiedere di essere riammesso all’Ordine, previa valutazione della condotta professionale.
«Il reintegro è già previsto dalle norme, analizzando i casi singolarmente», ha affermato. Per Anelli non sarebbe quindi necessario accelerare la procedura attraverso un provvedimento generalizzato. Il presidente Fnomceo ha inoltre osservato che la Federazione non interviene direttamente nei procedimenti disciplinari, che competono agli Ordini provinciali e alla Cceps.
Nell’intervista Anelli ha respinto anche l’ipotesi di una “pacificazione” generalizzata sulle questioni legate alla pandemia. Ha definito conclusa quella fase, ma ha ribadito che l’esercizio della professione medica comporta il rispetto di una promessa verso i cittadini e dei principi deontologici. Le sanzioni, ha sottolineato, sono state adottate per violazioni del Codice e non per opinioni personali.