In Italia sono stati registrati 604 decessi per annegamento nel biennio 2024-2025. Il 23% circa delle vittime era costituito da bambini e giovani fino a 24 anni, mentre circa il 30% aveva più di 65 anni. I dati sono contenuti nella relazione annuale dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e degli incidenti in acque di balneazione, pubblicata dall’Istituto superiore di sanità.
La relazione viene richiamata dal Ministero della Salute in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione dell’annegamento, che si celebra il 25 luglio. La ricorrenza è stata istituita nel 2021 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità riportati dal Ministero, ogni anno nel mondo si registrano 300.000 decessi per annegamento, con un’incidenza particolarmente rilevante tra uno e 14 anni.
Nel biennio esaminato, oltre l’80% dei decessi in Italia ha riguardato persone di sesso maschile, mentre il 19,3% delle vittime era di sesso femminile.
Il 46,8% degli eventi letali si è verificato in mare e il 46,2% nelle acque interne, tra fiumi e laghi. Il 6,2% degli annegamenti è avvenuto in piscina, con un coinvolgimento prevalente di bambini e adolescenti.
Le Regioni con il maggior numero di decessi nel biennio sono state Lombardia, con 90 casi, Veneto con 73, Toscana con 52, Lazio con 51, Puglia, Sardegna e Sicilia con 41 casi ciascuna ed Emilia-Romagna con 37.
Tra i principali fattori di rischio rilevati negli ambienti naturali figurano malori improvvisi, correnti, instabilità dei fondali, comportamenti imprudenti, ridotta percezione del pericolo e insufficienti capacità natatorie.
L’Osservatorio raccomanda ai genitori e agli accompagnatori di non lasciare mai i bambini senza controllo in prossimità di qualsiasi corpo idrico e di impedire l’accesso non sorvegliato alle piscine domestiche o condominiali. Indica inoltre l’importanza di favorire l’apprendimento precoce del nuoto.
Per giovani e adulti, la relazione invita a non entrare in acqua in presenza di bandiera rossa o mare mosso, a non nuotare contro le correnti di ritorno e a evitare tuffi senza conoscere la profondità e le caratteristiche del fondale.
Agli adulti e agli anziani viene raccomandato di limitare gli sforzi, soprattutto con l’avanzare dell’età o in assenza di allenamento, di evitare l’immersione in condizioni sfavorevoli e di consultare il medico in presenza di patologie. Secondo il documento, gli incidenti associati a malori nelle persone con più di 60 anni riguardano circa 120 persone ogni anno.
Nelle acque interne occorre prestare attenzione alle basse temperature, alle correnti, ai fondali, ai materiali presenti e alla stabilità delle sponde. La relazione segnala che circa 70 persone ogni anno annegano nei fiumi.
L’Osservatorio raccomanda, infine, di rispettare i divieti, leggere la cartellonistica e preferire, quando possibile, aree di balneazione con assistenti bagnanti.