Una sorveglianza continua, integrata e capace di intercettare precocemente i cambiamenti nella circolazione di influenza, Sars-CoV-2, virus respiratorio sinciziale (Rsv) e altri patogeni respiratori. È questo l'obiettivo della nuova guida pubblicata dall'Ecdc, che definisce un quadro comune per i Paesi dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo, invitando a superare i sistemi di monitoraggio separati e a mantenere attiva la raccolta dei dati durante tutto l'anno, non solo nella stagione influenzale. Secondo il Centro europeo, una sorveglianza integrata è fondamentale per rafforzare la capacità di individuare tempestivamente nuovi rischi, orientare le misure di sanità pubblica e migliorare la preparazione a future epidemie e pandemie. La necessità di un nuovo approccio nasce dai limiti emersi durante la pandemia da Covid-19, quando sistemi di sorveglianza frammentati hanno mostrato difficoltà nel fornire informazioni tempestive sulla diffusione dei virus, sull’evoluzione genetica dei patogeni e sull’impatto sui servizi sanitari. Secondo l’ECDC, una sorveglianza efficace non deve limitarsi a descrivere l’andamento epidemiologico, ma deve fornire elementi utili per prevedere scenari futuri e orientare le risposte sanitarie.
La guida ECDC individua tre aree prioritarie per la sorveglianza integrata dei virus respiratori. La prima riguarda il monitoraggio epidemiologico delle infezioni respiratorie acute, con l’obiettivo di valutare nel tempo la diffusione dei virus, la stagionalità, la gravità delle infezioni e il loro impatto sui diversi gruppi di popolazione. Influenza, SARS-CoV-2, virus respiratorio sinciziale (RSV) e altri patogeni respiratori possono infatti determinare quadri clinici molto diversi, dalle forme gestibili sul territorio fino ai ricoveri ospedalieri e alla terapia intensiva. La seconda area riguarda la sorveglianza virologica, fondamentale per identificare nuove varianti e lignaggi virali, monitorare l’evoluzione dei patogeni e rilevare eventuali cambiamenti con implicazioni cliniche, come una diversa sensibilità ai farmaci antivirali o una ridotta corrispondenza con i vaccini disponibili. Tra gli strumenti centrali del modello rientrano la sorveglianza delle sindromi simil-influenzali (ILI), delle infezioni respiratorie acute (ARI) sul territorio e il monitoraggio ospedaliero delle infezioni respiratorie acute gravi (SARI). L’integrazione tra dati provenienti dalle cure primarie, dagli ospedali e dai laboratori permette di ottenere una fotografia più completa della circolazione virale e del suo impatto clinico. Il terzo ambito riguarda la valutazione del carico di malattia e dell’efficacia degli interventi di sanità pubblica, comprese campagne vaccinali, terapie antivirali, anticorpi monoclonali e altre strategie preventive.
Nel nuovo modello proposto dall’ECDC, la medicina generale e le cure primarie rappresentano un livello essenziale di osservazione della circolazione virale nella comunità, perché consentono di intercettare anche le infezioni che non determinano accesso ospedaliero. La guida sottolinea inoltre il ruolo della sorveglianza genomica. Il sequenziamento continuo di influenza, SARS-CoV-2 e RSV viene indicato come uno strumento necessario per identificare rapidamente nuove varianti e comprenderne le caratteristiche biologiche. L’ECDC raccomanda anche l’utilizzo di test molecolari multiplex, capaci di identificare contemporaneamente più patogeni respiratori, e una caratterizzazione sistematica dei virus influenzali rilevati nei sistemi sentinella. Un elemento centrale della strategia è la capacità di collegare informazioni provenienti da fonti diverse: medicina generale, ospedali, laboratori, terapie intensive, registri vaccinali, archivi amministrativi e registri di mortalità. L’integrazione di questi dati può consentire di identificare più rapidamente le categorie vulnerabili, stimare l’efficacia vaccinale, valutare l’impatto delle infezioni sul sistema sanitario e comprendere meglio gli esiti clinici. La guida considera inoltre strumenti complementari, come la sorveglianza delle acque reflue e i sistemi digitali di segnalazione dei sintomi. Queste fonti possono fornire informazioni aggiuntive sulla circolazione dei virus nella popolazione, ma non sostituiscono i sistemi clinici tradizionali perché non permettono di valutare individualmente gravità, fattori di rischio ed evoluzione della malattia. Un ulteriore sviluppo riguarda l’utilizzo delle cartelle cliniche elettroniche e dell’intelligenza artificiale. La digitalizzazione potrebbe rendere più efficiente la raccolta e l’analisi dei dati, anche se restano criticità legate alla qualità delle informazioni disponibili, all’interoperabilità dei sistemi, alla governance e alla protezione dei dati personali. Il nuovo modello ECDC rappresenta un cambiamento nell’approccio alla gestione delle infezioni respiratorie: dalla semplice rilevazione della circolazione virale a un sistema capace di integrare informazioni diverse per anticipare situazioni di rischio. Dal punto di vista clinico, una sorveglianza più integrata potrà favorire una migliore stratificazione del rischio, una gestione più appropriata dei pazienti vulnerabili e una programmazione più efficace degli interventi preventivi e terapeutici. La sfida sarà trasformare una maggiore quantità di dati in informazioni realmente utili per la pratica quotidiana, mantenendo un equilibrio tra tempestività della risposta, qualità delle informazioni raccolte e sostenibilità dei sistemi di sorveglianza.