I morti per incidenti stradali a livello globale sono diminuiti del 21% tra il 2011 e il 2025, ma il fenomeno continua a rappresentare una delle principali cause di morte evitabile a livello mondiale. È quanto emerge dal nuovo rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), secondo cui il numero complessivo dei decessi è diminuito del 9% nello stesso periodo, passando a circa 1,16 milioni di vittime nel 2025. Nonostante i progressi, il ritmo della riduzione resta però insufficiente rispetto all'obiettivo fissato dalle Nazioni Unite nell'ambito del Decennio di azione per la sicurezza.
Gli incidenti stradali continuano a rappresentare una delle principali cause di morte prematura nel mondo e costituiscono la prima causa di decesso nella fascia di età compresa tra 5 e 29 anni. Il loro impatto non riguarda tuttavia soltanto la mortalità: milioni di persone ogni anno riportano lesioni traumatiche, spesso con conseguenze permanenti sul piano funzionale, sociale e lavorativo.
I dati mostrano una riduzione del 21% del tasso globale di mortalità e del 9% del numero assoluto di decessi, nonostante la crescita della popolazione mondiale e l'aumento della circolazione dei veicoli.
L'OMS sottolinea però che i miglioramenti sono distribuiti in modo non uniforme e che molti Paesi non hanno ancora raggiunto livelli adeguati di sicurezza stradale. Secondo l'OMS, il miglioramento osservato riflette l'effetto delle politiche di prevenzione adottate in diversi Paesi, tra cui il rafforzamento delle norme sulla sicurezza stradale, l'introduzione di standard più elevati per i veicoli, una maggiore attenzione all'uso dei dispositivi di protezione e il miglioramento dei sistemi di emergenza e assistenza post-trauma.
Tuttavia, un nuovo studio pubblicato su The Lancet Public Health, basato sui dati del Global Burden of Disease 2023 ha mostrato come gli incidenti stradali continuino a determinare un consistente numero di anni di vita persi e vissuti con disabilità.
Secondo lo studio, nel 2021 gli incidenti stradali hanno causato circa 65,1 milioni di Disability-Adjusted Life Years (DALY) a livello globale, un indicatore che integra sia gli anni persi per morte prematura sia quelli trascorsi con limitazioni funzionali conseguenti al trauma. A essere maggiormente coinvolti sono gli utenti vulnerabili della strada, come pedoni, ciclisti e motociclisti, che rappresentano una quota significativa dei decessi complessivi e richiedono strategie preventive specifiche.
I maggiori benefici si concentrano nei Paesi ad alto reddito, mentre quelli poveri continuano a registrare una maggiore mortalità. Se, infatti, la maggioranza degli incidenti stradali avviene ancora nei Paesi ricchi, oltre il 90% dei decessi si verificano nei Paesi a basso e medio reddito. Qui il tasso di mortalità raggiunge 43,8 decessi ogni 100 mila abitanti, quasi sei volte superiore rispetto ai Paesi più ricchi, dove si registra un tasso di 7,5 morti ogni 100 mila abitanti grazie soprattutto a infrastrutture più sicure, alla sicurezza dei veicoli, ai controlli e all'accesso tempestivo alle cure dopo un trauma.
Questi dati aggiungono una prospettiva complementare rispetto al rapporto OMS: la riduzione dei decessi rappresenta un risultato importante della prevenzione, ma gli incidenti stradali continuano a generare un carico significativo per i sistemi sanitari e di disabilità a lungo termine.
Per accelerare il progresso sarà necessario un approccio integrato che coinvolga infrastrutture, legislazione, sistemi sanitari e tecnologie di sicurezza, secondo il modello del cosiddetto "Safe System", basato sull'obiettivo di prevenire gli errori umani e limitarne le conseguenze.
Per le politiche sanitarie la sfida duplice: da un lato bisogna investire sulla prevenzione primaria e l’educazione stradale, dall’altro è importante coinvolgere tutte le aree coinvolte dagli interventi per migliorare la gestione dei pazienti coinvolti in eventuali incidenti.