In Emilia-Romagna restano senza assegnazione oltre otto incarichi su dieci per i medici di medicina generale. È la denuncia del Sindacato Medici Italiani (Smi), secondo cui, delle 1.442 zone carenti messe a bando per il 2026, sarebbero state assegnate soltanto 187, pari al 12,97% del totale. Le restanti 1.255 zone, pari all'87,03%, rimarrebbero quindi scoperte. Per il segretario regionale dello Smi Emilia-Romagna, Michele Tamburini, i numeri confermano la persistente difficoltà della medicina generale ad attrarre nuovi professionisti e impongono una riflessione sulle politiche adottate dalla Regione. "Quando una zona rimane scoperta, il problema non resta sulla carta", afferma Tamburini. "Significa cittadini costretti a rivolgersi a medici più lontani, ambulatori sovraccarichi, meno tempo per le visite e una crescente pressione sulla continuità assistenziale e sui pronto soccorso".
Il sindacato propone anche una stima della portata potenziale del fenomeno. Considerando, a fini puramente teorici, un massimale di 1.500 assistiti per ciascuna zona carente, i 1.255 incarichi non assegnati corrisponderebbero a una capacità assistenziale di oltre 1,88 milioni di persone. Lo Smi precisa che non si tratta del numero effettivo di cittadini oggi privi del medico di famiglia, ma di un indicatore utile a rappresentare la dimensione del problema. Nel mirino del sindacato c'è anche l'Accordo integrativo regionale della medicina generale, che era stato presentato dalla Regione Emilia-Romagna e dalle organizzazioni firmatarie come uno strumento innovativo per rafforzare l'assistenza territoriale. Secondo Tamburini, i risultati ottenuti impongono ora una verifica. "La Regione deve spiegare perché il nuovo modello non sia riuscito ad attrarre un numero di professionisti sufficiente e quali interventi intenda adottare per impedire che le conseguenze ricadano ancora una volta sui cittadini e sui medici rimasti in servizio". Lo Smi chiede quindi l'apertura di un confronto "realmente pluralista" sulle condizioni economiche, organizzative e professionali della medicina generale.
Nel comunicato il sindacato chiama direttamente in causa l'assessore regionale alle Politiche per la salute e la Fimmg Emilia-Romagna, che avevano sostenuto l'accordo. "Di fronte a un tasso di copertura fermo al 12,97% - afferma Tamburini - sono chiamati a fornire spiegazioni puntuali sui risultati raggiunti e sulle misure che intendono adottare". Per il segretario regionale dello Smi, la crisi della medicina generale non può essere affrontata con nuovi modelli organizzativi se non si interviene sulla carenza di professionisti. "La medicina generale non ha bisogno di altri slogan o di nuove strutture senza i medici necessari a farle funzionare. Servono professionisti, meno burocrazia, maggiori tutele e condizioni di lavoro capaci di garantire concretamente a ogni cittadino un medico vicino a casa", conclude.