Formare ortopedici e traumatologi al riconoscimento precoce delle lesioni riconducibili a violenza domestica e all'attivazione dei percorsi di tutela. È l'obiettivo del primo corso "Tornando a casa", promosso dalla Società italiana di ortopedia e traumatologia (SIOT) nell'ambito di una campagna nazionale dedicata al tema. L'iniziativa si è svolta a Milano ed è stata rivolta ai medici in formazione specialistica in Ortopedia e Traumatologia delle scuole lombarde, ai direttori delle scuole di specializzazione e agli ortopedici.
Secondo la SIOT, gli specialisti di Ortopedia e Traumatologia, in particolare nei Pronto soccorso, sono spesso tra i primi clinici a osservare le conseguenze fisiche della violenza attraverso l'esame clinico e gli accertamenti radiologici. Le lesioni possono presentarsi come eventi apparentemente accidentali e, in presenza di accessi ripetuti o traumi compatibili, richiedono un'attenta valutazione e il coinvolgimento della rete multidisciplinare di presa in carico.
Nel corso dell'iniziativa sono stati richiamati i dati ISTAT secondo cui il 31,9% delle donne tra 16 e 75 anni ha subito nel corso della vita almeno una forma di violenza fisica o sessuale e il 18,8% ha subito violenze fisiche. Sono state inoltre evidenziate differenze territoriali nelle segnalazioni di sospetta violenza effettuate dai Pronto soccorso: in alcune regioni si registrano circa 20 segnalazioni ogni 10.000 accessi, mentre in altre il dato scende fino a 0,3 ogni 10.000 accessi. Secondo la SIOT, queste differenze possono riflettere una diversa capacità di riconoscimento, presa in carico e attivazione della rete di tutela.
«L'ortopedico può avere un ruolo chiave nei casi di violenza domestica, nell'attivare la rete di presa in carico e supporto alle vittime», afferma Pietro Simone Randelli, presidente della SIOT e professore di Ortopedia e Traumatologia all'Università degli Studi di Milano. «Tuttavia, solo una piccola percentuale di ortopedici e traumatologi dichiara di riconoscere con chiarezza le lesioni tipiche della violenza domestica e di sentirsi preparata ad approcciare la presunta vittima in un ambiente protetto, avviando le procedure necessarie. È per questo che, come SIOT, abbiamo deciso di intraprendere una campagna nazionale di formazione e sensibilizzazione».
Per Erika Maria Viola, consigliere e coordinatrice della Commissione Pari Opportunità della SIOT e direttore della UOC di Ortopedia e Traumatologia dell'ASST Cremona, «l'intercettazione di lesioni non riferite come tali è fondamentale». La società scientifica sottolinea inoltre la necessità di disporre di équipe multidisciplinari e protocolli facilmente consultabili, per supportare gli specialisti nel riconoscimento dei segnali di allarme, nel rispetto della riservatezza della persona e nell'attivazione dei percorsi previsti.