Il Sindacato medici italiani (SMI) conferma di non aver sottoscritto l'Accordo collettivo nazionale stralcio sulle Case di comunità e ribadisce la propria contrarietà all'intesa pubblicata il giorno precedente in Gazzetta Ufficiale, che accompagna l'avvio delle Case di comunità secondo le scadenze previste dal Pnrr.
«Non abbiamo firmato l'Accordo collettivo nazionale stralcio sulle Case di comunità e continueremo a difendere la dignità del lavoro medico e il rapporto di fiducia medico-paziente, perché riteniamo che siano state messe in atto procedure illegittime realizzate con la condivisione politica della Fimmg», afferma Ludovico Abbaticchio, presidente nazionale dello SMI.
Secondo il sindacato, non sarebbe stato corretto intervenire su un Accordo collettivo nazionale già sottoscritto, inserendo disposizioni relative alle Case di comunità e al ruolo unico «senza un confronto adeguato su programmazione, servizi, organizzazione del lavoro e ricadute sul rapporto medico-paziente». Per lo SMI, «la medicina generale non può essere cambiata sulla testa dei medici e dei pazienti».
Abbaticchio critica inoltre il metodo seguito nella definizione dell'intesa. «Rimaniamo basiti dal silenzio e dalla timidezza politica, dalla assenza di progettualità del Governo. Ci sorprende la morbida se non assente distrazione di tutto il Parlamento», dichiara. Il presidente dello SMI sostiene che la firma dello stralcio da parte della FIMMG abbia estrapolato alcuni articoli dall'Accordo nazionale sottoscritto a gennaio da tutte le organizzazioni sindacali firmatarie. «Quando si firma un contratto si rispetta, non si fanno stralci di articoli da far firmare a latere ledendo regole e procedure ben precise», afferma.
Per il sindacato manca inoltre una proposta condivisa per la riorganizzazione dell'assistenza territoriale. «Non esiste una proposta chiara e condivisa di una nuova medicina territoriale e di prossimità, un progetto reale di rilancio della funzione del medico sia sul piano professionale che su quello di una nuova assistenza integrata nei sistemi sociosanitari territoriali al cittadino ammalato», sostiene Abbaticchio, indicando l'assistenza domiciliare come uno degli ambiti interessati dalla riforma.
Nella nota lo SMI conclude esprimendo preoccupazione per il futuro della medicina generale e del Servizio sanitario nazionale, attribuendo le criticità denunciate a quella che definisce «impreparazione politica e privatizzazione della sanità».