I medici di medicina generale potranno essere chiamati a svolgere fino a sei ore settimanali di attività nelle Case di comunità e saranno retribuiti con un compenso di 38,72 euro l'ora. È il principale contenuto dell'accordo sottoscritto da Sisac, Regioni, Fimmg e Fmt per rendere operative le strutture territoriali previste dal Pnrr e consentire il raggiungimento degli obiettivi fissati per la riforma dell'assistenza territoriale.
L'intesa definisce per la prima volta in modo organico il ruolo dei medici di famiglia all'interno delle Case di comunità e introduce regole uniformi a livello nazionale. L'attività dovrà essere garantita per un massimo di sei ore settimanali e per 48 settimane l'anno, in una fascia oraria compresa tra le 8 e le 20, attraverso turni di almeno tre ore continuative.
Le ore effettivamente richieste saranno determinate sulla base dei fabbisogni individuati dalle aziende sanitarie. Prima di coinvolgere i medici convenzionati, le Asl dovranno utilizzare il personale già assegnato ad attività orarie e successivamente distribuire le necessità residue tra i professionisti che operano nell'area di riferimento della Casa di comunità.
Tra gli aspetti rivendicati dai sindacati firmatari vi è l'abbandono dell'ipotesi della cosiddetta "dipendenza volontaria", proposta che nei mesi scorsi aveva alimentato un forte confronto tra Governo e organizzazioni della medicina generale. Secondo la Fmt, l'accordo mantiene il modello della libera professione convenzionata pur introducendo una partecipazione strutturata alle attività delle Case di comunità.
Per la Fimmg l'intesa rappresenta un punto di equilibrio tra la tutela della professione, la realizzazione degli obiettivi del Pnrr e la necessità di rafforzare l'assistenza territoriale. Positiva anche la valutazione della CISL Medici, che sottolinea come l'applicazione dell'accordo sarà progressiva e legata alle esigenze organizzative delle singole aziende sanitarie.
Resta invece aperta la frattura sindacale. Lo Smi non ha sottoscritto il testo e ritiene che l'obbligo di attività nelle Case di comunità introduca elementi riconducibili a un rapporto di subordinazione senza le corrispondenti tutele contrattuali. Anche lo Snami ha confermato la mancata adesione, parlando di una progressiva perdita dell'autonomia professionale e di una forma di "dipendenza mascherata" all'interno di un rapporto formalmente convenzionato.
L'accordo contiene inoltre l'impegno ad avviare rapidamente il confronto per il rinnovo dell'Accordo collettivo nazionale 2025-2027, con un nuovo atto di indirizzo atteso entro il 30 settembre. Si tratta del prossimo passaggio negoziale destinato a definire in modo più ampio l'evoluzione della medicina generale e il ruolo dei medici di famiglia nel nuovo modello di assistenza territoriale.