L’Indice di massa corporea (BMI) resta oggi l’unico strumento di screening rapido, universale e a costo zero. La Società Italiana dell'Obesità (SIO) ha preso una posizione netta in difesa dell'Indice di massa corporea come strumento di screening, durante lo European Congress on Obesity (ECO2026), partito oggi a Istanbul. La posizione della SIO si inserisce nel dibattito aperto dalla Lancet Commission, che ha proposto criteri diagnostici basati sul danno d'organo in sostituzione o integrazione del BMI. La Società italiana si esprime in senso contrario a un superamento immediato del parametro, sottolineandone l'attuale insostituibilità sul piano operativo e organizzativo.
Secondo la SIO, il BMI resta lo strumento di orientamento iniziale insostituibile. “È vero che non è un parametro perfetto e che esistono falsi positivi o negativi - dichiara Silvio Buscemi, presidente SIO - ma è un riferimento che la popolazione e i medici hanno impiegato 40 anni a metabolizzare. Chiedere oggi di sostituirlo con ecografie o analisi approfondite del danno d’organo per ogni sospetto caso di obesità è insostenibile soprattutto dal punto di vista organizzativo. Non dobbiamo aspettare che la malattia manifesti le sue 200 possibili complicanze per intervenire. Il BMI ci permette di fare screening subito”. “Prima troviamo un’alternativa che non sia un ostacolo per i pazienti - continua Buscemi - Oggi assistiamo a un paradosso pericoloso: da un lato la Lancet Commission propone criteri diagnostici basati sul danno d’organo che complicano e rallentano l’accesso ai trattamenti; dall’altro, i dati reali ci dicono che in Italia non riusciamo nemmeno a pesare e misurare i pazienti. Sposiamo la linea di pragmatismo: lo screening e la diagnosi devono restare semplici e immediati, o l’obesità resterà una malattia invisibile”.
A supporto di questa posizione, la SIO cita i dati dello studio ITROS, ricerca longitudinale condotta su un database di oltre 1,8 milioni di pazienti italiani assistiti dai medici di medicina generale. I risultati indicano che solo il 17% dei pazienti presenta il dato di peso e altezza regolarmente registrato in cartella clinica. Secondo la SIO, tali dati evidenziano come il problema principale nella gestione dell'obesità non risieda nell'inadeguatezza degli strumenti di misurazione disponibili, bensì nella mancanza di sistematicità nelle rilevazioni di base all'interno del sistema delle cure primarie. La Società segnala inoltre come le attuali interpretazioni normative in materia di privacy ostacolino la condivisione di dati anonimizzati tra medici di medicina generale e registri epidemiologici, limitando le possibilità di monitoraggio e ricerca sull'efficacia degli interventi. La SIO auspica un intervento istituzionale volto a semplificare le procedure di rilevazione e a rimuovere gli ostacoli burocratici alla raccolta sistematica dei dati, condizioni ritenute necessarie per contrastare la sottodiagnosi dell'obesità, patologia che interessa circa 6 milioni di cittadini italiani.