Le allergie respiratorie non rappresentano più soltanto un problema clinico o stagionale, ma una questione di salute pubblica legata anche alla qualità degli ambienti in cui si vive. È la posizione della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), che commenta i dati diffusi da Consumers’ Forum e richiama la necessità di rafforzare la prevenzione ambientale.
“In chiave di medicina ambientale, non possiamo limitarci a curare i sintomi delle malattie respiratorie, ma dobbiamo intervenire sui fattori ambientali che ne aumentano diffusione, durata e gravità”, afferma Alessandro Miani, presidente Sima.
Secondo la società scientifica, uno dei nodi riguarda la pianificazione del verde urbano. Per Sima occorrerebbe privilegiare specie a minore impatto allergenico ed evitare elevate concentrazioni di alberi ad alta produzione pollinica in prossimità di scuole, ospedali, uffici e aree densamente abitate.
Altro fattore indicato è l’inquinamento atmosferico. “Smog, particolato, biossido di azoto e ozono possono aumentare l’infiammazione delle vie aeree e rendere i pollini ancora più aggressivi”, osserva Miani, con possibile aggravamento dei sintomi, aumento dei costi sanitari, assenze dal lavoro e perdita di produttività.
La Sima richiama anche l’effetto dei cambiamenti climatici, che starebbero modificando il calendario pollinico, anticipando l’inizio delle pollinazioni e prolungando il periodo di esposizione agli allergeni.
“La risposta non può essere solo farmacologica. Serve una prevenzione ambientale vera, fondata su città meglio progettate, aria più pulita e un verde urbano più compatibile con la salute dei cittadini”, conclude Miani.