Si acuisce nel Lazio il confronto tra Regione e professione medica, su più fronti che riguardano sia il tema delle competenze sia l’organizzazione della prescrizione farmaceutica.
Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, intervenendo il 27 marzo a Roma alla III Conferenza internazionale di Management e Leadership nei contesti di cura organizzata dall’OPI Roma, ha parlato di “un’intera lobby potentissima” che “sta lavorando dietro le quinte perché non vi sia il passaggio di competenze”, riferendosi al dibattito sul ruolo degli infermieri.
Alle dichiarazioni ha replicato il presidente dell’Ordine provinciale dei medici chirurghi e odontoiatri di Roma, Antonio Magi, che ha sottolineato come tali affermazioni “rischiano di generare una narrazione distorta della realtà sanitaria”. Magi ha ribadito che “il passaggio di competenze non può essere deciso dalla politica”, ma deve basarsi su percorsi formativi definiti e distinti tra le diverse professioni sanitarie. Il presidente dell’Ordine ha inoltre evidenziato che attribuire le criticità del sistema a singole categorie o a presunte “lobby” rischia di alimentare un clima di sfiducia tra operatori e cittadini.
Parallelamente, si è aperto un secondo fronte di tensione tra Regione e medici di medicina generale. Le sigle sindacali Fimmg, Smi, Snami, Federazione medici del territorio e Cisl Medici hanno annunciato lo stato di mobilitazione e il ritiro delle delegazioni da tutti i tavoli di confronto istituzionale, a seguito delle disposizioni della Uoc farmaci sulla verifica mensile dei profili prescrittivi dei medici.
Secondo i sindacati, la misura introduce un controllo “di tipo ispettivo” e rappresenta “un atto unilaterale che mina la dignità professionale e condiziona l’attività clinica”, con possibili ripercussioni sul rapporto fiduciario tra medico e paziente e sulla libertà prescrittiva. Nel mirino anche una precedente nota regionale del 15 gennaio che ha bloccato l’integrazione dei medici cessati nelle Unità di cure primarie, ritenuta responsabile di criticità organizzative sul territorio.
Le organizzazioni sindacali hanno quindi deciso di non partecipare all’incontro già convocato per il primo aprile con la Direzione regionale Salute, indicando come condizione per la ripresa del dialogo il ritiro dei provvedimenti contestati.
Il confronto resta aperto su entrambi i fronti, tra il tema dell’evoluzione delle competenze professionali e quello della governance della prescrizione farmaceutica, in un quadro di crescente tensione tra istituzioni regionali e rappresentanze mediche.