Continua a salire, seppur lentamente, il numero dei ricoveri per epatite A a Napoli e provincia, mentre si rafforzano le misure di prevenzione e cresce la tensione tra operatori del settore ittico e istituzioni. L’ultimo aggiornamento arriva dall’ospedale Cotugno, dove i pazienti ricoverati sono 54, uno in più rispetto al giorno precedente, con otto nuovi accessi al pronto soccorso nelle ultime ore. I sanitari rassicurano: “Nessuno è in condizioni di criticità” e al momento non si registrano problemi di tenuta del sistema assistenziale. Già nei giorni scorsi i medici avevano sottolineato come l’incremento dei casi sia superiore alla media, ma senza configurare un’epidemia.
I ricoverati, prevalentemente adulti tra i 30 e i 40 anni, presentano forme non complicate della malattia. Resta però alta l’attenzione per contenere la diffusione del virus. L’epatite A, infezione acuta del fegato trasmessa per via oro-fecale, ha un’incubazione lunga – fino a 50 giorni – che rende complessa l’individuazione precisa delle fonti di contagio. Proprio questo elemento contribuisce a mantenere il quadro sotto osservazione. Tra le ipotesi più accreditate, resta quella del consumo di molluschi bivalvi crudi o poco cotti. “Tutti i pazienti che ho visitato hanno riferito di averne mangiati”, hanno spiegato dal Cotugno. I controlli condotti dall’Istituto zooprofilattico hanno individuato alcune positività nei campioni di mitili, rafforzando il sospetto di una contaminazione ambientale, forse legata alla saturazione dei sistemi fognari dopo forti piogge. In questo contesto, si moltiplicano le ordinanze dei sindaci: da Napoli a Sorrento, fino ad altri Comuni campani, è stato disposto il divieto di somministrazione e consumo di frutti di mare crudi nei pubblici esercizi. I controlli della polizia locale nel capoluogo hanno finora confermato il rispetto delle misure.
La Regione Campania ha attivato un piano articolato per contenere i contagi: sorveglianza epidemiologica, indagini di laboratorio, controlli sulla filiera alimentare e monitoraggio ambientale. È stato inoltre potenziato l’accesso gratuito al vaccino anti-epatite A per i soggetti più a rischio – operatori sanitari, addetti alla filiera alimentare, pazienti fragili e bambini – e per i contatti dei casi confermati. Parallelamente, vengono ribadite le raccomandazioni igienico-sanitarie: evitare il consumo di molluschi crudi o poco cotti, acquistare solo prodotti tracciati, lavare accuratamente frutta e verdura e rispettare le norme di igiene personale. Ma mentre le istituzioni stringono sulle misure preventive, cresce la protesta degli operatori del settore. A Napoli un centinaio di pescivendoli si è radunato davanti al Comune denunciando un crollo delle vendite. “Nessuno compra più niente”, spiegano, accusando ordinanze e “false notizie” di aver generato allarmismo tra i consumatori. “Non si può ridurre tutto a un divieto senza aver individuato con certezza la causa”, sostengono, sottolineando come la lunga incubazione renda difficile collegare i casi a un alimento specifico. Il timore è che l’intero comparto venga penalizzato, nonostante la vendita di prodotti tracciati e il consumo di cibi ben cotti siano considerati sicuri.