Le carenze di medicinali hanno un impatto diretto sui pazienti, soprattutto sul piano emotivo, e possono innescare comportamenti di accaparramento che rischiano di aggravare ulteriormente le criticità di disponibilità. È uno dei messaggi centrali emersi dall’episodio del podcast Inside EMA dedicato alle shortages, in cui l’Agenzia europea dei medicinali (EMA) richiama l’attenzione sulla necessità di un approccio coordinato tra professionisti sanitari e autorità per garantire la continuità delle cure.
Secondo Monica Dash, responsabile dell’EMA per l’approvvigionamento e la disponibilità dei medicinali, “i pazienti vengono in farmacia e potrebbero non andare via con il medicinale di cui hanno bisogno”, una situazione che “crea parecchia ansia nei pazienti, ed è comprensibile”. L’effetto emotivo, ha spiegato nel podcast Alexandra Faya, responsabile della comunicazione dell’Agenzia, può tradursi in comportamenti che non contribuiscono a risolvere il problema, come il cosiddetto “panic buying”.
Dash ha sottolineato che, in particolare nelle terapie croniche, il rischio è che il paziente cerchi di accumulare quantitativi maggiori di farmaco rispetto al necessario, ad esempio richiedendo al medico più mesi di terapia. In un contesto di disponibilità limitata, questo comportamento può ridurre ulteriormente le scorte complessive. “Se abbiamo già una tensione di fornitura e ogni paziente riceve una quantità maggiore di confezioni, allora ci sarà meno medicinale disponibile”, ha spiegato.
La dirigente dell’EMA ha precisato che la responsabilità non è attribuibile ai soli pazienti e che in passato fenomeni di accumulo hanno riguardato anche altri attori della catena di approvvigionamento. Per questo, ha aggiunto, è necessario allertare tutti gli stakeholder per evitare pratiche di stockpiling in situazioni di carenza.
Come risposta, l’EMA promuove un modello di gestione basato sul coordinamento tra i diversi attori del sistema. Nel 2025 l’Agenzia ha lanciato la campagna “It takes a team”, una iniziativa congiunta che coinvolge farmacisti territoriali e ospedalieri, medici di medicina generale e specialisti, oltre alle autorità regolatorie. L’obiettivo è valorizzare il ruolo complementare dei professionisti nella gestione delle carenze, dall’orientamento dei pazienti verso farmacie alternative alla ricerca di terapie sostitutive, fino alla collaborazione per garantire la continuità terapeutica.
Nel podcast viene richiamato anche un rapporto dell’Associazione europea dei farmacisti ospedalieri (EAHP), secondo cui circa il 95% dei farmacisti ospedalieri europei affronta carenze quasi quotidianamente. Questo non significa necessariamente che il paziente resti senza terapia, ma che spesso sono necessari cambi di protocollo, soluzioni alternative e un coordinamento operativo tra i diversi livelli dell’assistenza.
“C’è molto lavoro dietro le quinte”, ha spiegato Dash, svolto da farmacisti, grossisti e autorità regolatorie, con l’obiettivo di prevenire le carenze e, quando questo non è possibile, di mitigarne l’impatto sui pazienti.