Attualità
Influenza
14/01/2026

Influenza, nessuna trasmissione in un trial controllato. Il ruolo della ventilazione

Un recente trial clinico con volontari infettati naturalmente evidenzia come tosse e ricircolo aria siano fattori chiave per il contagio

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Nessuna trasmissione dell’influenza è stata osservata in uno studio clinico controllato che ha esposto volontari sani a soggetti con infezione naturale confermata. È quanto emerge dallo studio EMIT-2, pubblicato su PLOS Pathogens, il primo trial di trasmissione umana dell’influenza basato su donatori infettati in modo naturale e non su inoculazione sperimentale.

La ricerca ha coinvolto 5 partecipanti con infezione influenzale confermata tramite qRT-PCR, con insorgenza dei sintomi entro 48 ore, e 11 volontari sani. L’esperimento si è svolto tra il 2023 e il 2024 su un piano di un hotel nell’area di Baltimora, appositamente messo in quarantena. I partecipanti sono rimasti in osservazione per due settimane, durante le quali sono stati organizzati 23 eventi di esposizione con interazioni ravvicinate e attività strutturate, tra cui conversazioni, esercizi di stretching, yoga e danza, oltre alla manipolazione di oggetti condivisi come penne, tablet e microfoni.

Il protocollo ha previsto un monitoraggio clinico quotidiano con tamponi nasali, campioni salivari e prelievi ematici, per valutare l’andamento dell’infezione e la risposta anticorpale. Il campionamento ambientale è stato effettuato mediante dispositivi personali e ambientali per i bioaerosol e tamponi sulle superfici. Le condizioni ambientali, incluse temperatura, umidità e livelli di anidride carbonica, sono state mantenute stabili per favorire la sopravvivenza del virus.

Nonostante l’esposizione prolungata e il contatto ravvicinato, nessuno degli undici volontari sani ha sviluppato infezione, né positività alla PCR né sieroconversione durante il follow-up. L’analisi dei donatori ha mostrato cariche virali elevate nelle cavità nasali, ma una frequenza di tosse molto bassa durante le sessioni sperimentali, con un rilascio limitato di particelle virali nell’aria. La presenza di virus nell’aerosol fine, con diametro inferiore a cinque micrometri, è stata rilevata nel 44% dei campioni, con cariche molto basse. Solo un campione di aerosol fine e un tampone superficiale sono risultati positivi alla coltura virale.

Oltre alla scarsa tosse, i ricercatori indicano nel ricircolo dell’aria un fattore determinante nella limitazione della trasmissione. I sistemi di ventilazione e deumidificazione hanno diluito la concentrazione di particelle virali, riducendo la probabilità di inalazione di una dose infettante sufficiente a causare malattia. Un ulteriore elemento considerato rilevante è l’età dei partecipanti, adulti di mezza età senza patologie rilevanti e con precedenti esposizioni influenzali. Sebbene molti presentassero titoli anticorpali HAI bassi, i test ELISA hanno mostrato livelli basali elevati di anticorpi leganti, suggerendo una possibile immunità crociata preesistente.

“I nostri dati suggeriscono che questi elementi chiave aumentino la probabilità di trasmissione influenzale”, ha affermato Jianyu Lai, autore dello studio.
Secondo Michele Conversano, docente di Igiene presso l’Università di Bari – sede di Taranto e presidente di Happy Ageing – Alleanza per l’Invecchiamento Attivo, “oltre alla vaccinazione, che protegge spesso dall’infezione e quasi sempre dalle forme più gravi e dalle complicanze, il rispetto delle regole generali dell’igiene resta uno degli strumenti principali per limitare la propagazione dei virus”. L’assenza di trasmissione osservata suggerisce inoltre che i casi lievi, caratterizzati da scarsa tosse, possano avere una capacità di diffusione limitata, a supporto dell’ipotesi di un ruolo dominante dei cosiddetti “supershedders”.

Eventuali modifiche alle linee guida per il controllo delle infezioni richiederanno evidenze aggiuntive da altri trial randomizzati. “Stare faccia a faccia in ambienti chiusi con aria stagnante resta la situazione più rischiosa. I nostri risultati suggeriscono che i purificatori d’aria possano essere utili, mentre in presenza di tosse ravvicinata la protezione più efficace resta l’uso di mascherine ad alta filtrazione”, ha concluso Donald Milton, professore di Salute globale, ambientale e occupazionale ed esperto di aerobiologia delle malattie infettive.

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