Le strategie di contrasto all’antimicrobico-resistenza negli ospedali italiani restano disomogenee e insufficienti. L’allarme arriva dalla Simit – Società italiana di malattie infettive e tropicali, dal 24° Congresso nazionale appena concluso a Riccione, dove gli infettivologi chiedono di rafforzare in modo uniforme il controllo delle infezioni correlate all’assistenza e l’uso appropriato degli antibiotici nel Servizio sanitario nazionale.
Il fenomeno, sottolinea la società scientifica, non riguarda più solo l’ambito ospedaliero ma coinvolge anche la comunità. «L’antimicrobico-resistenza non è più confinata all’ospedale», afferma Pierluigi Viale, membro del comitato di presidenza del congresso Simit. «Uno studio condotto presso il Pronto soccorso dell’ospedale Niguarda di Milano ha mostrato che oltre il 13% delle batteriemie diagnosticate in comunità è causato da germi multiresistenti».
L’impatto dell’Amr è particolarmente rilevante nei pazienti fragili e immunodepressi. Una review pubblicata su The Lancet Oncology, basata su oltre 16mila studi, stima che in questa popolazione la quota di infezioni da germi multiresistenti raggiunga circa il 35%, con valori superiori al 40% per ceppi produttori di Esbl, Staphylococcus aureus meticillino-resistente e Acinetobacter baumannii. Nei lavori che riportano dati di esito, l’infezione da germe multiresistente comporta un rischio di mortalità fino a dieci volte superiore rispetto ai pazienti non immunodepressi.
L’Italia risulta tra i Paesi europei più colpiti. Secondo stime riferite al 2021, si registrano circa 7.950 decessi direttamente attribuibili all’antimicrobico-resistenza e oltre 33mila decessi associati a infezioni da germi multiresistenti. Dati che, secondo la Simit, sono influenzati dalla demografia del Paese, il più anziano d’Europa, e da un servizio sanitario che garantisce assistenza anche ai pazienti più complessi.
«Infection control e uso appropriato degli antibiotici funzionano, se applicati in modo sistematico», sottolinea Angelo Pan, del comitato organizzatore locale del congresso. «Il Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza del ministero della Salute ha fornito una cornice importante, ma oggi è fondamentale trasformare queste indicazioni in interventi obbligatori e omogenei sul territorio». Screening, igiene delle mani, isolamento dei pazienti e stewardship antimicrobica, aggiunge, «non possono dipendere solo dalla sensibilità dei singoli».
Il quadro internazionale conferma la portata del problema. Secondo il Global Sepsis Network, nel 2021 nel mondo si sono registrati oltre 160 milioni di casi di sepsi, con circa 15 milioni di decessi. L’Oms stima che almeno un’infezione su sei sia oggi causata da un germe resistente e che l’antimicrobico-resistenza possa arrivare a causare entro il 2050 fino a 10 milioni di morti l’anno a livello globale. Il Global Antibiotic Resistance Surveillance Report 2025 dell’Oms segnala, nel periodo 2018-2023, un aumento del 15% delle resistenze di Klebsiella pneumoniae ai carbapenemi e del 6% di Escherichia coli, con incrementi rilevanti anche nelle infezioni di comunità.
Da qui la richiesta degli infettivologi di rafforzare in modo strutturale e misurabile il controllo delle infezioni ospedaliere e il monitoraggio del consumo di antibiotici in tutto il Servizio sanitario nazionale.