Dal 1° gennaio al 30 novembre sono stati segnalati in Italia 485 casi di morbillo, con 12 nuove notifiche nel solo mese di novembre. I dati arrivano dal numero di dicembre del bollettino Morbillo & Rosolia News dell’Istituto superiore di sanità, che fotografa una situazione ancora critica nonostante la disponibilità di un vaccino efficace e sicuro. I casi sono stati segnalati in 20 Regioni, ma quasi due terzi (64,3%) si concentrano in sole cinque: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia. L’età mediana dei contagiati è di 31 anni, ma l’incidenza più elevata si registra tra i bambini di 0-4 anni. Preoccupano in particolare i 22 casi segnalati in lattanti sotto l’anno di età, troppo piccoli per essere vaccinati e quindi esposti indirettamente alle falle nella copertura vaccinale della popolazione.
Lo stato vaccinale è noto per il 94,2% dei casi e mostra una criticità netta: l’86,7% non era vaccinato al momento del contagio. Circa un caso su tre ha sviluppato almeno una complicanza, le più frequenti delle quali sono state epatite con aumento delle transaminasi e polmonite. Tra i contagiati figurano anche 48 operatori sanitari, un dato che riporta l’attenzione sull’importanza della protezione vaccinale anche nei contesti di cura. “La vaccinazione è l’unico strumento efficace per proteggersi dal morbillo e dalle sue complicanze”, ricordano gli esperti dell’Iss. Due dosi di vaccino garantiscono una protezione di circa il 97%, ma per interrompere la circolazione del virus è necessario raggiungere e mantenere una copertura di almeno il 95% con due dosi a tutti i livelli territoriali. Un obiettivo che l’Italia è ancora lontana dal centrare: nel 2023 la copertura per la seconda dose nei bambini di 5-6 anni si è fermata all’84,8% e nessuna Regione ha raggiunto la soglia raccomandata. Il contesto internazionale rende il quadro ancora più allarmante. Secondo un recente report dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2024 si stimano circa 95mila decessi per morbillo nel mondo, per lo più tra bambini sotto i 5 anni. Pur rappresentando uno dei livelli più bassi dal 2000, il dato resta inaccettabile per una malattia prevenibile. A livello globale, i casi sono in aumento, con circa 11 milioni di infezioni stimate nel 2024, quasi 800mila in più rispetto al periodo pre-pandemico. Nella Regione europea dell’Oms l’incremento è stato del 47%, mentre nella Regione Mediterraneo orientale ha raggiunto l’86%.
Proprio per testare la capacità di risposta a una possibile epidemia, dal 10 al 12 novembre si è svolta a Roma, presso l’Iss, una simulazione interistituzionale guidata dall’Oms Europa. L’esercitazione ha coinvolto ministero della Salute, Regioni, laboratori di riferimento e stakeholder nazionali, valutando sorveglianza, vaccinazioni, gestione dei focolai e strategie di comunicazione, con particolare attenzione al contrasto della disinformazione. Per l’Iss, la priorità resta rafforzare la vaccinazione pediatrica di routine, recuperare le coperture in adolescenti e adulti e assicurare che anche gli operatori sanitari suscettibili siano vaccinati, a tutela propria e dei pazienti più fragili. Un’attenzione particolare è raccomandata anche prima dei viaggi internazionali, verificando il proprio stato vaccinale.