Libro bianco diabete e rischio cardiovascolare
Diabete
05/11/2025

Diabete e ipercolesterolemia, Russo (Amd): serve cambio di paradigma per prevenire complicanze cardiovascolari

Giuseppina Russo, presidente eletto dell’Amd e membro del board scientifico del Libro Bianco, richiama alla consapevolezza del ruolo del diabetologo nella gestione integrata del rischio

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“Il Libro Bianco era necessario perché in modo semplice e chiaro mette in luce ciò che manca nella nostra pratica clinica”. Così Giuseppina Russo, presidente eletto dell’Associazione medici diabetologi (Amd) e professore ordinario di Medicina interna all’Università di Messina, commenta i contenuti del Libro bianco per la gestione della persona con diabete mellito e ipercolesterolemia a rischio cardiovascolare molto alto: trattare per prevenire, edito Edra, cui ha partecipato nel board scientifico. Secondo Russo, la prima azione da intraprendere riguarda la consapevolezza dei diabetologi: “Se il nostro obiettivo è prevenire le complicanze a lungo termine del diabete, e tra queste in primo piano quelle cardiovascolari, non possiamo fermarci alla sola correzione dell’iperglicemia. Oggi stiamo perdendo terreno sul controllo del colesterolo e, più in generale, sul controllo simultaneo dei fattori di rischio: glicemia, lipidi e pressione”.

Solo il 23,6% dei pazienti con diabete e rischio cardiovascolare molto alto raggiunge il target raccomandato di LDL-C <55 mg/dL. Un dato che, secondo Russo, riflette barriere tuttora radicate nella pratica clinica: “Spesso manca una corretta stratificazione del rischio cardiovascolare. Identifichiamo genericamente i pazienti come “ad alto rischio”, senza una valutazione precisa che consenta di individuare i target adeguati a ciascuno. Così rischiamo di accontentarci di obiettivi non appropriati”. Ma c’è anche un problema di presa in carico complessiva del rischio cardiovascolare. “Concentrandoci sull’iperglicemia e sull’uso dei farmaci innovativi, finiamo per demandare la gestione del colesterolo ad altri specialisti, come cardiologi o nefrologi. È un’occasione mancata: la continuità assistenziale che caratterizza la diabetologia ci permette di seguire il paziente nel tempo e di gestire in modo proattivo tutti i fattori di rischio”. A queste criticità, si aggiungono ostacoli burocratici: “Paletti prescrittivi, piani terapeutici e indicazioni restrittive scoraggiano talvolta i colleghi, rendendo più difficile un trattamento efficace dell’ipercolesterolemia”.

Il Libro Bianco – che propone un approccio integrato alla persona con diabete e ipercolesterolemia a rischio cardiovascolare molto alto – assegna al diabetologo un ruolo centrale anche nella gestione della dislipidemia. Un impegno che, per Russo, deve essere sostenuto dalle società scientifiche “attraverso formazione mirata, eventi dedicati, strumenti divulgativi e l’adozione di soluzioni pratiche, come l’inserimento del calcolo del rischio cardiovascolare direttamente nella cartella clinica diabetologica”. “Dobbiamo abbandonare un approccio di vigile attesa nei confronti dell’ipercolesterolemia – conclude – e trattare i pazienti con i farmaci più efficaci fin dall’inizio. La corretta stratificazione del rischio e la presa in carico globale dei fattori di rischio cardiovascolare rappresentano oggi la vera sfida per la diabetologia moderna”.

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