Attualità
Influenza
25/09/2025

Influenza, 16 milioni di casi e 134 morti lo scorso anno. Urgono strategie vaccinali più efficaci

Nella scorsa stagione 16 milioni di italiani sono stati colpiti dai virus influenzali, con 600 casi severi e 134 decessi. Sono i dati elaborati dall'Istituto superiore di sanità

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La scorsa stagione influenzale ha colpito in Italia circa 16 milioni di persone, un quinto della popolazione. I dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità (Iss) parlano di 600 casi gravi e 134 decessi: numeri che richiamano con forza l’attenzione del mondo sanitario e istituzionale sulla necessità di rafforzare le campagne vaccinali in vista dell’autunno-inverno ormai alle porte. Il tema è stato al centro del convegno “Fare prevenzione: programmare, pianificare, proteggere”, svoltosi al Ministero della Salute con il patrocinio delle società scientifiche Siti (igienisti), Simit (infettivologi), Fimg (medici di medicina generale) e con la partecipazione dell’Iss e delle Regioni.

Secondo gli esperti, la copertura vaccinale tra gli over 65 – la popolazione più fragile – si ferma oggi a circa il 50%, lontana dall’obiettivo minimo del 75% indicato dalle autorità sanitarie. “Se anche quest’anno bucheremo le vaccinazioni, dovremo attenderci molti ricoveri e, di conseguenza, più decessi – ha avvertito Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit –. I dati dell’emisfero australe, tradizionalmente predittivi, ci dicono che ci sono state numerose ospedalizzazioni. A ciò si aggiungono la circolazione del Covid-19 e l’impatto del virus respiratorio sinciziale, che in Italia è responsabile di circa 1.500 morti l’anno. Potrebbe essere una stagione complessivamente pesante”. Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie infettive dell’Iss, ha sottolineato come l’influenza non vada sottovalutata: “Le infezioni respiratorie gravi nelle terapie intensive ci devono far riflettere su quanto questa patologia sia insidiosa, sulle complicanze, sull’uso eccessivo di antibiotici e sull’impatto economico e sociale, inclusa la perdita di giornate lavorative”.

Dalla Liguria, Giancarlo Icardi ha richiamato l’attenzione sul vaccino ad alto dosaggio, raccomandato anche dall’ultima circolare ministeriale, che mostra maggiore efficacia con l’avanzare dell’età. Quanto ai tempi, Andreoni ha ricordato: “Il virus inizia a circolare da ottobre, con un picco a gennaio. La vaccinazione va programmata in autunno, calcolando che il vaccino richiede circa due settimane per stimolare una risposta immunitaria adeguata”. Il convegno ha toccato anche il nodo cruciale del finanziamento delle politiche di prevenzione. “In Italia le Regioni devono destinare il 5% del fondo sanitario alla prevenzione, ma non tutte rispettano questo vincolo – ha dichiarato Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento Programmazione del Ministero della Salute –. L’obiettivo è incrementare la quota e far sì che la spesa preventiva sia considerata un investimento, non un costo che grava sul debito pubblico”. Sulla stessa linea Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento Prevenzione, che ha ribadito: “Il 5% è insufficiente: dobbiamo allinearci all’Europa e raggiungere almeno il 7%”. Accanto agli anziani e ai fragili, gli esperti hanno posto l’accento anche sulla necessità di estendere la copertura ai bambini, agli adolescenti e agli adulti in buona salute, categorie che spesso fungono da amplificatori della trasmissione virale. Per i neonati, viene inoltre ribadita l’importanza dell’immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale.


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