A seguito di due distinti cluster di intossicazione botulinica registrati in Sardegna e Calabria, che hanno provocato nove ricoveri e una vittima, il Ministero della Salute ha comunicato di aver immediatamente attivato tutti i protocolli sanitari previsti per emergenze di questo tipo. “Il sistema di intervento ha reagito prontamente garantendo ai pazienti l’accesso tempestivo ai trattamenti antidotici salvavita”, ha dichiarato Maria Rosaria Campitiello, Capo Dipartimento della Prevenzione, Ricerca ed Emergenze Sanitarie del Ministero. “La rapidità dell'intervento è stata resa possibile grazie alla rete capillare della Scorta strategica Nazionale Antidoti e Farmaci (SNAF) e alla collaborazione sinergica di tutti gli enti coinvolti”. Il Ministero ha ribadito l’importanza di una corretta preparazione e conservazione degli alimenti, in particolare delle conserve sottovuoto in olio o in acqua, che rappresentano il principale veicolo di contaminazione da tossina botulinica. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sta operando per confermare le diagnosi nei pazienti e analizzare gli alimenti sospetti, mentre il Centro Antiveleni di Pavia coordina la gestione clinica dei casi in collaborazione con neurologi, medici d’urgenza e rianimatori. Gli antidoti salvavita sono stati distribuiti rapidamente attraverso il supporto logistico di Croce Rossa, Marina Militare, Guardia Costiera e numerosi ospedali italiani.
Il primo focolaio si è sviluppato tra il 22 e il 25 luglio durante la Fiesta Latina di Monserrato, a Cagliari. Otto persone sono rimaste intossicate dopo aver consumato una salsa messicana a base di avocado, probabilmente guacamole, servita in uno street food truck. La situazione più critica riguarda un bambino di 11 anni, attualmente ricoverato in terapia intensiva pediatrica al Policlinico Gemelli di Roma. Il piccolo, trasferito d’urgenza dieci giorni fa, è in condizioni stabili ma senza significativi miglioramenti. I medici valutano un intervento per facilitare la respirazione a lungo termine. Nel cluster sardo è stata registrata anche una vittima: una donna di 38 anni, tra le prime a presentare i sintomi, è deceduta all’ospedale Businco di Cagliari. Gli altri pazienti intossicati restano ricoverati tra gli ospedali Brotzu e Policlinico. La Procura di Cagliari ha aperto un’indagine per accertare eventuali responsabilità e ha iscritto nel registro degli indagati l’organizzatore dell’evento.
Il secondo cluster è emerso a Diamante, rinomata località turistica in provincia di Cosenza. Sette persone sono state ricoverate all’ospedale di Cosenza dopo aver mangiato un panino con salsiccia e cime di rapa venduto in un food truck. I primi sintomi – vomito, annebbiamento della vista – sono comparsi poche ore dopo il consumo del pasto. Tra i ricoverati, due 17enni sono in terapia intensiva. Il primario Andrea Bruni ha sottolineato la tempestività della risposta nazionale: sette dosi di siero antibotulinico sono state inviate da Roma con elisoccorso, grazie all'intervento del Consiglio Superiore di Sanità. La Procura di Paola ha disposto il sequestro su scala nazionale di un prodotto alimentare – si sospetta una partita di broccoli – che potrebbe essere all’origine del focolaio. In parallelo, l’ASP di Cosenza ha bloccato in via cautelativa l’attività del food truck interessato e sta analizzando i campioni alimentari prelevati. Il sindaco di Diamante ha invitato a evitare allarmismi, affermando che non esistono ancora certezze sulla responsabilità dell’attività commerciale coinvolta. Il Ministero della Salute, tramite il Sistema di allerta alimentare, coordina le indagini con le ASL e ATS locali.