Politica sanitaria
Medici
04/08/2025

Medici con titoli non riconosciuti in Veneto, Smi: scelta inaccettabile

Lo Smi prende posizione contro il provvedimento della Giunta della Regione Veneto che consente l’assunzione di medici specialisti con titoli conseguiti all’estero

medici steto

Il Sindacato Medici Italiani (Smi) prende posizione contro il provvedimento temporaneo della Giunta della Regione Veneto che consente l’assunzione di medici specialisti con titoli conseguiti all’estero e non ancora riconosciuti in Italia. Secondo quanto denuncia lo Smi Veneto, si tratta di una scelta che “svilisce e discrimina” l’impegno formativo richiesto ai medici italiani, mettendo a rischio la qualità dell’assistenza e la sicurezza dei cittadini. La misura arriva dopo oltre un anno e mezzo di stallo nei tavoli di confronto tra Regione e sindacati sul rinnovo dell’Accordo integrativo regionale, appena riaperti ma ancora ben lontani dal colmare il divario accumulato.

“La Regione Veneto pare non aver nessun interesse a verificare la qualità di ciò che offre ai suoi cittadini”, si legge nella lettera aperta inviata al direttore da Lora Liliana, Segretario Regionale SMI Veneto e Vice Segretario Vicario Nazionale, firmata insieme a Fabiola Fini, Vice Segretario Nazionale SMI, e Alberto Pozzi, Presidente SMI Veneto.

Lo Smi accusa l’amministrazione regionale di non aver saputo programmare né sostituire i pensionamenti negli ospedali, imponendo ai medici in servizio turni insostenibili e condizioni di lavoro scoraggianti, in assenza di adeguamenti retributivi. Una gestione che, secondo il sindacato, ha spinto molti specialisti verso il settore privato o verso forme di lavoro “a gettone”, il cui costo – sottolineano – dovrebbe essere confrontato con quello dei dipendenti.

Secondo stime IRES relative al 2023, in Veneto mancano circa 1.300 medici ospedalieri. Nello stesso anno, 807 medici hanno lasciato il servizio pubblico: una quota rilevante lo ha fatto prima dei cinquant’anni, per dimissioni definite “inaspettate”. Tra le cause principali, secondo lo SMI: eccessiva burocratizzazione, stress e burnout, trattamenti economici inadeguati, difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata, esposizione a violenze fisiche e verbali, e contenziosi legali crescenti.

Il sindacato chiede una svolta immediata: “Bisogna mettere fine a una politica avara con i medici e i dirigenti sanitari che operano nel Servizio sanitario nazionale”. Le criticità più evidenti, denunciate da anni, riguardano la riduzione dei posti letto, la carenza di personale, l’allungamento delle liste d’attesa e il sovraffollamento dei Pronto Soccorso.

Lo SMI chiede con forza una riforma complessiva: nuovi modelli organizzativi, valorizzazione delle carriere, adeguamento delle retribuzioni, completamento della Legge 24/2017 sulla responsabilità professionale, riconoscimento dello “scudo penale” per i sanitari e abolizione dei tetti di spesa in sanità.

Senza un deciso cambio di rotta, avvertono i firmatari, il collasso del servizio sanitario pubblico sarà inevitabile.


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