Il 51,5% degli italiani non conosce o conosce solo superficialmente le manovre salvavita e chiede con forza una maggiore diffusione di informazioni da parte delle istituzioni e dei media. È questo il dato che emerge con forza dalla nuova ricerca dell’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, il progetto nato dalla collaborazione tra Credem e Almed (Alta Scuola in media, comunicazione e spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) con l’obiettivo di contribuire al miglioramento della cultura informativa accrescendo il grado di conoscenza delle persone sui temi rilevanti della vita, presentata all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Un segnale chiaro che testimonia non solo la scarsa preparazione della popolazione, ma anche una crescente consapevolezza sull’importanza del primo soccorso, accompagnata da un bisogno concreto di formazione.
Dalla ricerca emerge come il 17% della popolazione italiana non ha familiarità con le procedure di emergenza, mentre il 34,5% le conosce solo in modo superficiale. Solo il 16% si sente realmente preparato a metterle in pratica. Solo una persona su cinque ha frequentato un corso di primo soccorso negli ultimi cinque anni, mentre il 50% degli intervistati non lo ha mai fatto. La conoscenza delle manovre salvavita è frammentaria: la manovra di Heimlich è conosciuta dal 62% della popolazione (ma solo dal 55% degli over 65), e il 65% dei genitori è a conoscenza delle tecniche di disostruzione pediatrica. Più critico il quadro sull’utilizzo dei defibrillatori semiautomatici (DAE): solo il 36% degli italiani si sente in grado di usarne uno in caso di emergenza, mentre il 10% non sa nemmeno cosa siano.
"In certe situazioni, sapere cosa fare può davvero cambiare le cose", ha dichiarato Luigi Ianesi, responsabile relazioni esterne di Credem, partner del progetto. "Diffondere la cultura del primo soccorso è essenziale per agire rapidamente e consapevolmente. Per questo, anche all’interno della nostra azienda promuoviamo corsi volontari su tecniche salvavita, dalla RCP all’uso del defibrillatore, rivolti a dipendenti e collaboratori."
I dati dell’indagine – condotta su un campione di 500 italiani in collaborazione con l’istituto Bilendi – mostrano un altro aspetto rilevante: il 98% degli intervistati chiede una maggiore copertura del tema da parte dei media, segno di una domanda latente che rischia di restare inevasa senza un intervento sistemico.
"Ci sono emergenze sanitarie, come l’arresto cardiaco o l’ostruzione delle vie aeree, in cui ogni secondo conta. In quei momenti, chi salva una vita non è il medico, ma chi è accanto alla vittima – che sia un familiare, un collega, un passante", ha ricordato Andrea Scapigliati, Presidente dell’Italian Resuscitation Council e professore di Anestesia e Rianimazione alla Cattolica. "Abbiamo ottime leggi, ma serve un’esposizione costante all’apprendimento: a scuola, nello sport, sul lavoro e attraverso una comunicazione capillare."
Secondo Elisabetta Locatelli, coordinatrice del Master Health Communication Specialist, "la ricerca ci restituisce un quadro paradossale: da un lato l’elevata percezione dell’importanza di conoscere le manovre d’emergenza, dall’altro una reale impreparazione. C’è un enorme spazio per una comunicazione pubblica più incisiva, multicanale e mirata, che contribuisca anche alla riduzione degli accessi in pronto soccorso, specie nell’ambito pediatrico."
Il messaggio che emerge dalla ricerca è forte e univoco: la popolazione vuole sapere, imparare, sentirsi utile. Ora spetta a istituzioni, mondo della salute e media raccogliere questa domanda e trasformarla in azioni concrete di educazione e prevenzione, capaci di fare la differenza tra la vita e la morte.