Aumentano i casi di febbre da virus West Nile in Italia, con nuovi focolai identificati in Campania e nel Lazio. In poche ore, i contagi sono raddoppiati, passando da 10 a 20 casi confermati, con due decessi. A destare particolare preoccupazione sono gli 8 nuovi ricoveri in Campania – di cui 4 in terapia intensiva tra Aversa e Napoli – e due nuovi casi nel Lazio, nella già colpita provincia di Latina. La situazione è costantemente monitorata dalle autorità sanitarie, con l’attivazione di misure di prevenzione e contenimento previste dal Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle arbovirosi (PNA 2020-2025). Scattano le contromisure anche per la sicurezza delle donazioni di sangue: il Centro nazionale sangue ha previsto test specifici sulle sacche prelevate nelle aree interessate, alternativa alla sospensione temporanea della donazione.
Nel Casertano – in particolare nella località turistica di Baia Domizia – è stato identificato un cluster epidemiologico che ha portato al ricovero urgente di diversi pazienti. “Il problema c’è, ma non ci sono motivi di allarme particolari”, ha dichiarato il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, pur mantenendo alta la guardia. Nel Lazio, i casi salgono a 9 nel solo 2025, tutti nella provincia di Latina, con il decesso di una donna anziana registrato pochi giorni fa. Il Ministero della Salute ha diramato una nuova circolare alle Regioni, invitando a rafforzare la sorveglianza umana, veterinaria ed entomologica, con particolare attenzione al virus West Nile e al meno noto Usutu. In prima linea la rete degli Istituti Zooprofilattici, incaricata di monitorare gli uccelli selvatici, i cavalli e le zanzare vettori nelle zone ad alto rischio. La Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva sottolinea come le condizioni climatiche estive – forti piogge seguite da ondate di calore – abbiano favorito i focolai.
In un intervento pubblicato sui social, Gianni Rezza, già direttore della Prevenzione al Ministero della Salute e oggi docente di Igiene al San Raffaele di Milano, ha voluto offrire una riflessione lucida e diretta: “Ogni estate, da oltre 15 anni, il virus West Nile torna. Quest’anno la novità è che i focolai si sono estesi oltre la Pianura Padana, toccando anche il Centro-Sud”. Secondo Rezza, il problema principale non è solo sanitario, ma anche comunicativo. “La gente legge titoli come ‘aumento dei casi senza allarmismi’ e non capisce cosa fare. Dobbiamo evitare il panico, ma non ignorare il rischio”. L’epidemiologo sottolinea l’importanza di proteggere in particolare gli anziani e i soggetti fragili residenti nelle aree colpite. “Chiunque venga punto da una zanzara non deve preoccuparsi, ma un anziano che vive a Latina o Baia Domizia sì. Serve una comunicazione chiara, geolocalizzata, con indicazioni pratiche”. Rezza ribadisce che le disinfestazioni mirate, l’uso di zanzariere, repellenti, e una sorveglianza attiva, possono ridurre significativamente il rischio, senza alimentare psicosi collettive.