Nursing Up contesta la proposta della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) di introdurre una nuova laurea magistrale in Cure primarie e sanità pubblica, da affiancare ad altri percorsi magistrali clinici. Il nuovo indirizzo formativo è stato annunciato ufficialmente da Fnopi lo scorso ottobre e ribadito in occasione di un workshop al ministero della Salute il 4 luglio scorso, durante il quale è stato presentato come uno dei pilastri della futura formazione avanzata degli infermieri di comunità e di sanità pubblica.
Per il sindacato guidato da Antonio De Palma, si tratta di un’iniziativa che rischia di creare confusione nei ruoli senza offrire risposte concrete ai problemi strutturali della sanità territoriale. “Innovazione vera significa costruire su basi solide, non creare figure professionali in assenza di ruoli, funzioni e contratti chiari”, osserva il sindacato in una nota.
“Il nostro sistema sanitario non ha bisogno di duplicazioni, ma di ruoli definiti e riconosciuti – dichiara De Palma –. Esistono già gli infermieri di famiglia e comunità, con percorsi formativi previsti dalla legge 43/2006 e impegnati in prima linea nella sanità territoriale. Creare nuove figure sovrapponibili rischia solo di alimentare tensioni tra professionisti”.
Secondo Nursing Up, mancano all’appello almeno quarantamila infermieri di famiglia e comunità, necessari per attuare gli obiettivi del Pnrr. A ciò si aggiunge il dato contenuto nella bozza ministeriale 2025, che prevede una riduzione di oltre cinquecento posti per il corso triennale di base rispetto all’anno precedente.
“Si ipotizzano soluzioni futuristiche mentre si tagliano le gambe al presente – prosegue De Palma –. Dove troveremo le risorse per affrontare l’ondata di cronicità e l’invecchiamento della popolazione, se non tra i professionisti già formati e pronti a operare nei territori?”.
Nursing Up sottolinea la necessità di garantire chiarezza nelle funzioni e coerenza nei percorsi professionali. Il sindacato ribadisce il sostegno ai percorsi magistrali clinici, ma a condizione che siano accompagnati da un inquadramento contrattuale e professionale coerente. “Non possiamo accettare che chi completa una laurea magistrale venga ancora inquadrato nel contratto di comparto”, si legge nella nota.
Secondo Nursing Up, i laureati magistrali clinici devono poter accedere a una posizione dirigenziale, come avviene per altre professioni sanitarie. Senza un reale riconoscimento di nuove funzioni e responsabilità avanzate, si rischia di creare precarietà e frustrazione tra i professionisti.
“Senza ruoli nuovi, senza responsabilità nuove, senza un progetto professionale che impatti sull’archetipo organizzativo – si legge ancora nel comunicato – il risultato sarà una sanità sempre più frammentata e inefficiente, a scapito del cittadino e degli stessi colleghi con laurea magistrale, oggi esclusi da percorsi coerenti con la loro formazione”.
Il sindacato lancia infine un appello alla politica e agli ordini professionali, invitando a evitare scelte che frammentano il sistema e alimentano competizioni tra professionisti: “La sanità ha bisogno di integrazione, non di conflitti. Non si costruisce una sanità migliore creando élite scollegate dalla realtà. Serve programmazione, visione e rispetto per chi opera nei territori con anni di esperienza e titoli già riconosciuti”.
Nursing Up chiede che i nuovi laureati magistrali vengano inseriti in ruoli integrati, con responsabilità avanzate e funzioni realmente innovative, per contribuire a una sanità territoriale “forte, solida e centrata sui bisogni reali della popolazione”.