Attualità
Caldo
23/06/2025

Reflusso gastroesofageo, con caldo peggiorano sintomi. Chirurgia opzione risolutiva

Disidratazione, cambiamenti nelle abitudini alimentari e un rallentamento della digestione sono tutti fattori che, in estate, possono peggiorare i disturbi legati al reflusso gastroesofageo

Reflusso-gastroesofageo
Con l’arrivo dell’estate e delle alte temperature, il reflusso gastroesofageo diventa un disturbo ancora più fastidioso per milioni di italiani. A sottolinearlo sono gli esperti riuniti a Napoli per il secondo “Hot Topics in Functional Digestive Surgery Meeting”, evento promosso dall’Ospedale Buon Consiglio Fatebenefratelli e dalla Società Italiana Unitaria di Colon-Proctologia (SIUCP), dedicato alle patologie funzionali dell’apparato digerente. Il reflusso gastroesofageo colpisce fino al 20% della popolazione italiana — circa 11,5 milioni di persone — e nei mesi estivi può trasformarsi in un vero e proprio incubo. La combinazione tra caldo, disidratazione, cambiamenti alimentari e digestione rallentata peggiora i sintomi, che includono bruciore, acidità e difficoltà digestive. A ciò si aggiunge il consumo più frequente di cibi grassi, piccanti, freddi o fritti, che irritano ulteriormente la mucosa gastrica. Le alte temperature inoltre rallentano il metabolismo e la digestione, causando gonfiore e acidità, mentre la perdita di elettroliti con la sudorazione può alterare la funzionalità dello stomaco.

“Le patologie funzionali dell’apparato digerente, come il reflusso gastroesofageo, rappresentano un problema rilevante per la qualità della vita dei pazienti”, spiega Adolfo Renzi, responsabile dell'Unità operativa delle Malattie funzionali dell’esofago e del colon-retto dell’Ospedale Buon Consiglio Fatebenefratelli. “Negli ultimi anni, la chirurgia ha assunto un ruolo sempre più importante nel trattamento delle forme più gravi e resistenti alle terapie farmacologiche”. Il primo approccio terapeutico rimane quello conservativo, con la riduzione del peso corporeo e la correzione delle abitudini alimentari. È fondamentale evitare alimenti che possono aggravare il disturbo, come cibi grassi e fritti, pomodori, agrumi, cioccolato, alcolici, tè nero, bevande gassate, formaggi stagionati e spezie piccanti. È inoltre raccomandato consumare pasti piccoli e frequenti, masticando lentamente e senza sdraiarsi subito dopo aver mangiato.

Tuttavia, in presenza di reflusso cronico o severo, che non risponde ai farmaci o che richiede una terapia farmacologica continuativa, la chirurgia rappresenta un’opzione terapeutica efficace e spesso risolutiva. Come sottolinea Renzi, “è essenziale una diagnosi precisa che identifichi le cause specifiche del reflusso e consenta di scegliere la tecnica chirurgica più adatta”. A tal fine, vengono utilizzati esami diagnostici come la gastroscopia, la pH-metria delle 24 ore e la manometria esofagea. Oggi, grazie ai progressi della chirurgia, sono disponibili diverse tecniche. La più tradizionale è la fundoplicatio secondo Nissen, che consiste nell’avvolgere il fondo dello stomaco attorno all’esofago per creare un effetto anti-reflusso. Nei centri più avanzati si utilizzano anche tecnologie più moderne, come il sistema LINX, che prevede l’impianto di un anello magnetico in titanio attorno allo sfintere esofageo inferiore per rafforzarne la funzione senza ostacolare il passaggio del cibo. Tra le innovazioni più recenti c’è il dispositivo Reflux Stop, in silicone, che ripristina la normale funzionalità dello sfintere esofageo senza comprimerlo, riducendo così il rischio di effetti collaterali e permettendo un recupero più rapido. “Queste soluzioni chirurgiche – conclude Renzi – offrono ai pazienti trattamenti personalizzati ed efficaci, in grado di migliorare significativamente la qualità della vita, soprattutto nei mesi estivi, quando i sintomi tendono a diventare più intensi”.
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