Governo e Parlamento
Medici
17/06/2025

Scadenza gettonisti, Cimo-Fesmed: Difficile sostituirli se non migliorano condizioni

Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED, risponde alle dichiarazioni rilasciate dal ministro della Salute Orazio Schillaci

medici steto

“Se non si migliorano le condizioni di lavoro e non si adeguano gli stipendi, sarà molto difficile trovare medici disponibili ad andare a lavorare in Pronto soccorso per colmare i vuoti lasciati dai gettonisti”. Immediata la risposta di Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED, alle dichiarazioni rilasciate questa mattina dal ministro della Salute Orazio Schillaci in merito alla scadenza dell'uso dei medici gettonisti da parte di Asl e ospedali. “Per il Ministro i medici devono essere assunti e lavorare a tempo pieno per la sanità pubblica, usando per le assunzioni quanto viene speso per i gettonisti”, sostiene Quici.

“Non possiamo che essere d’accordo: sono anni che chiediamo di spostare dalla voce di bilancio “beni e servizi” alla voce “personale” quanto speso per i gettonisti; ma forse dovrebbe essere il Ministro dell’Economia Giorgetti ad acconsentire a tale cambiamento. In ogni caso, le aziende non vogliono assumere perché un medico dipendente sarà a carico del SSN almeno per trenta anni, mentre – continua Quici - un gettonista costa di più nell’immediato ma può essere mandato via quando si vuole, considerato che nei prossimi anni ci sarà un numero maggiore di specialisti rispetto ai pensionati, e quindi sarà più semplice trovare professionisti a costi inferiori”.

Oltre al problema economico – sottolinea il Presidente CIMO-FESMED -, “oggi dobbiamo fare i conti con l’indisponibilità di medici che vogliano lavorare nei Pronto soccorso. “Se tanti giovani scelgono di fare i gettonisti sono convinto che rientrerebbero nel SSN”, dice Schillaci. Peccato che non sia così: i gettonisti, oltre a guadagnare molto di più di un dipendente, scelgono le strutture in cui lavorare, quanti turni coprire, non rischiano denunce e possono prendersi il lusso di andare in ferie, se vogliono. I medici dipendenti che lavorano in Pronto soccorso invece sono malpagati, non hanno prospettive di carriera, hanno mani e piedi legati da vincoli burocratici inaccettabili, subiscono continuamente aggressioni e lavorano in un clima tossico che li porta a rassegnare le dimissioni e a voler cambiare vita. I Pronto soccorso oggi per i dipendenti sono gironi infernali: se non si risolvono a monte queste condizioni, non ci saranno più medici disponibili a lavorarci. Per questo chiediamo a gran voce l’emanazione dell’atto di indirizzo necessario ad avviare le trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale e investimenti seri per migliorare le condizioni di lavoro del personale”.

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