La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) continua a rappresentare una delle principali sfide della sanità pubblica italiana. Secondo gli ultimi dati ISTAT colpisce il 5,6% della popolazione adulta — circa 3,5 milioni di persone — ed è responsabile di oltre il 55% dei decessi attribuiti alle malattie respiratorie. Numeri che emergono al 42° Congresso Nazionale SIMG, in corso a Firenze, dove la Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie ha lanciato un appello per una presa in carico più tempestiva, percorsi semplificati e una diagnostica più accessibile negli ambulatori dei medici di famiglia. Al centro dell’allarme non c’è solo la prevalenza della malattia, ma soprattutto il suo “sommerso”: molti pazienti scoprono la BPCO quando è già in fase avanzata, spesso in occasione di un ricovero. «La diagnosi tardiva è uno dei principali limiti nel contrasto alla malattia», spiega Andrea Zanché, responsabile SIMG dell’Area Cronicità, ai microfoni di Sanità33. «Individuare precocemente sintomi come tosse persistente, espettorato cronico o fiato corto permette di cambiare la storia naturale della patologia», dichiara.
Per Zanché, il medico di medicina generale dispone di un vantaggio decisivo: la relazione fiduciaria e duratura con il paziente, che consente di cogliere anche segnali deboli. «Conoscere la storia clinica e il contesto personale e familiare del paziente ci dà un plus importante», afferma. La strada è quella della ricerca attiva dei soggetti a rischio attraverso questionari semplici e una valutazione strutturata dei sintomi. A questo si aggiunge la spirometria semplice, «un esame rapido e non invasivo che tutti i medici di famiglia dovrebbero poter proporre per individuare un deficit ostruttivo». Una diagnosi precoce, sottolinea Zanché, «permette terapie tempestive e può realmente modificare il decorso della malattia». Il medico di famiglia, inoltre, integra la BPCO con la gestione delle altre comorbidità e con la prevenzione infettiva: vaccinazioni contro influenza, pneumococco, Herpes Zoster e COVID-19 restano interventi cruciali per evitare riacutizzazioni e ricoveri.
Dal Congresso arriva anche un appello forte sul fronte delle terapie. Le restrizioni prescrittive, che variano da Regione a Regione, possono ritardare l'accesso ai trattamenti più efficaci. «Un eccesso di burocrazia rischia di rallentare cure che dovrebbero essere immediate», osserva Alessandro Rossi, Presidente SIMG. «Il medico di famiglia deve poter gestire la terapia in modo completo e appropriato, insieme agli pneumologi, senza disuguaglianze territoriali». Investire sulla prossimità, dotare gli studi di strumenti diagnostici adeguati e valorizzare le competenze dei medici di famiglia sono per Rossi i passaggi necessari per garantire diagnosi più precoci e terapie personalizzate. La lotta alla BPCO, sottolinea la SIMG, passa dunque da un mix di innovazione, prossimità e capacità di intercettare precocemente i pazienti: «Intervenire subito può cambiare la storia della malattia», ribadisce Zanché. Una sfida che i medici di famiglia chiedono di poter affrontare con strumenti moderni, percorsi snelli e un ruolo pienamente riconosciuto nel governo clinico delle cronicità