Un nuovo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) segnala un aumento significativo della diffusione del virus Oropouche (OROV), con oltre 10.000 casi registrati nel 2024 in Brasile, Cuba, Colombia e alcuni anche in Europa. Il documento, elaborato in collaborazione con il gruppo tecnico TAG-VE, raccoglie i dati più aggiornati sull’epidemiologia, i focolai recenti e i possibili impatti sulla salute pubblica.
L’Oropouche è un arbovirus tropicale identificato per la prima volta nel 1955. I sintomi includono febbre, mal di testa, nausea, vertigini, fotofobia, eruzioni cutanee e, in alcuni casi, manifestazioni neurologiche come sindrome di Guillain-Barré, meningite ed encefalite. Dal gennaio 2024, sono stati associati cinque decessi alla malattia.
Attualmente non esistono terapie specifiche o vaccini. Le raccomandazioni si concentrano sulla prevenzione delle punture di insetti, in particolare in aree tropicali umide. Due varianti genetiche del virus sono attualmente in circolazione; una presenta mutazioni che riducono la risposta immunitaria.
Il vettore principale è il moscerino Culicoides paraensis, ma anche altre specie e alcune zanzare sono considerate potenziali vettori urbani, con bassa efficienza di trasmissione. Il lineage BR-2015-2024 è considerato particolarmente critico per la sua ridotta neutralizzazione anticorpale. Sono stati documentati 119 casi con complicanze neurologiche e il rilevamento di RNA virale in placente e tessuti cerebrali fetali.
Il rapporto evidenzia inoltre sospetti episodi di trasmissione verticale; la trasmissione sessuale resta teorica e non confermata.
L’OMS, in collaborazione con TAG-VE, ha convocato un panel multidisciplinare di esperti per analizzare la letteratura disponibile e definire strategie di risposta. Il documento include analisi genomiche, studi sul campo e raccomandazioni operative per i sistemi sanitari, tra cui il rafforzamento della sorveglianza, l’aggiornamento dei criteri di caso e il potenziamento della capacità diagnostica.
L’OMS invita gli operatori sanitari nelle aree a rischio a mantenere alta l’attenzione clinica e a segnalare tempestivamente eventuali complicanze neurologiche o ostetriche.