Le persone con HIV oggi vivono più a lungo, grazie ai successi delle terapie antiretrovirali, ma l’invecchiamento apre scenari complessi sul piano della salute: aumenta il rischio di tumori non AIDS correlati e patologie cardiovascolari, alimentate da una silenziosa infiammazione cronica. È stato questo uno dei principali temi al centro della 17a edizione di ICAR – Italian Conference on AIDS and Antiviral Research, svoltosi al Padova Congress, dove oltre 1.200 esperti si sono confrontati sulle nuove sfide nella gestione dell’HIV, organizzata dalla SIMIT e delle principali società scientifiche infettivologiche.
I presidenti di questa edizione sono la Prof.ssa Annamaria Cattelan, Direttore UOC Malattie Infettive AOU Padova e co-presidente ICAR; Paolo Meli, Associazione Comunità Emmaus (Bergamo), referente CICA - Coordinamento Italiano Case Alloggio per persone con HIV/AIDS; Prof. Saverio Parisi, Professore Ordinario di Malattie Infettive, Università di Padova; Prof. Stefano Rusconi, Direttore Unità Operativa Malattie Infettive - Ospedale di Legnano (Milano).
Dai dati presentati emerge un quadro chiaro: serve un cambio di paradigma. I dati mostrano l’urgenza di campagne di sensibilizzazione efficaci e accessibili che affianchino alla cura dell’infezione una strategia globale di prevenzione e monitoraggio delle comorbidità, con l’adozione di screening mirati e un maggiore impiego di farmaci come le statine per rallentare i processi infiammatori e la fragilità.
ICAR si conferma appuntamento di riferimento per la comunità medica, scientifica e sociale. Oltre ai lavori congressuali, l’iniziativa ha coinvolto anche la cittadinanza con test gratuiti e anonimi per HIV, epatiti e sifilide, presso il Lungargine del Piovego.
Tumori in crescita tra le persone con HIV
Uno studio condotto presso l’Ospedale Sacco di Milano su oltre 4.600 pazienti ha rilevato che il 63,9% dei tumori insorti non erano più AIDS correlati. Le neoplasie legate al papillomavirus e al fumo hanno segnato un incremento superiore al 60%. I motivi sono legati sia all’invecchiamento della popolazione con HIV ma anche alla critica situazione degli screening oncologici come dimostrato da uno studio svolto a Padova che dimostra una scarsa percezione del rischio e disinformazione. Una parte significativa dichiara anche di non sentirsi a rischio per via delle abitudini sessuali o della durata dell’infezione.Cuore e infiammazione: le statine fanno la differenza
Tra le terapie emergenti, le statine mostrano risultati promettenti anche in assenza di ipercolesterolemia. Studi condotti all’Università di Roma “Tor Vergata” e al Metabolic Clinic di Modena rivelano che questi farmaci possono abbattere l’infiammazione sistemica e migliorare i marcatori di fragilità biologica, aprendo la strada a un possibile impiego geriatrico nelle persone con HIV.
“Le statine – sottolinea la prof.ssa Cattelan – non sono più solo farmaci anti-colesterolo. Hanno un potenziale protettivo che può rallentare l’invecchiamento cellulare e migliorare la qualità della vita. È necessario un approccio multidisciplinare e personalizzato, che metta al centro il dialogo medico-paziente”.Un futuro da costruire con la prevenzione
I dati e gli studi presentati a ICAR 2025 lanciano un messaggio netto: oggi l’HIV non è più una condanna, ma una condizione cronica da gestire con visione ampia e strumenti innovativi.
“Gli studi presentati a ICAR 2025 confermano che la cronicità dell’HIV richiede oggi un approccio globale multidisciplinare – conclude la Prof.ssa Cattelan – Trattare l’infezione è solo il primo passo, a cui si aggiunge un percorso complesso in cui si devono proteggere cuore, rene, osso, sistema nervoso centrale con l’obiettivo di garantire una buona qualità di vita. Per perseguire questo scopo, servono screening mirati e campagne di prevenzione; attenzione poi alla prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari con le statine. Manteniamo sempre però l’attenzione sull’importanza del dialogo “medico-paziente”, sull’attenzione e la comprensione delle sue esigenze: questo resta un elemento chiave che potenzia la prevenzione, promuovendo una salute migliore e più consapevole”.